Oltre 316 mila farmaci raccolti, più di 47 mila bambini raggiunti e 2.560 farmacie coinvolte in iniziative di solidarietà su tutto il territorio nazionale. I numeri del welfare farmaceutico italiano raccontano una rete sempre più presente nella comunità, ma dietro queste cifre esistono storie personali fatte di impegno, sacrificio e attenzione verso gli altri.
Una di queste storie arriva dal Mezzogiorno e racconta il ruolo della farmacia come vero presidio sociale, soprattutto in territori dove per generazioni l’analfabetismo e la povertà hanno segnato la vita delle persone. Sono storie di donne che hanno trasformato una professione in una missione, mettendo la cura e la solidarietà al centro del proprio percorso.
La missione di una famiglia: impegno generazione dopo generazione
A raccontarne una è Antonella Migliorati nel libro «Con tutto l’amore che posso», un memoir dedicato alla figura della madre, farmacista per quarantatré anni, rimasta dietro il banco fino all’età di 83 anni. Migliorati, oltre alla professione di farmacista, ha conseguito un dottorato di ricerca in Biologia e Fisiopatologia cellulare presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Siena.
Il racconto, però, parte da molto lontano, dal 1900, quando la bisnonna dell’autrice, Anna Tiberi, giovane insegnante ventenne originaria di Todi, accettò l’incarico affidatole dal conte Pavoncelli di fondare una scuola nel Palazzo Gala di Cerignola, con l’obiettivo di contrastare l’analfabetismo diffuso nelle campagne pugliesi.







