Falcone torna a casa: la Croma blindata su cui il giudice - con la moglie Francesca Morvillo - nel pomeriggio di sabato 23 maggio 1992 andò incontro alla morte, da oggi sarà esposta al Museo del Presente, a Palazzo Jung. In via Lincoln, per inaugurare la nuova esposizione, alle 17 verranno la premier, Giorgia Meloni, e due ministri, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio. Ci sarà anche il presidente della Corte d’Appello, Antonio Balsamo, per il quale l’appuntamento di oggi non è per niente un fatto formale.Di cosa si tratta, secondo lei?

«Di un atto di amore verso la città, per il quale voglio esprimere la mia gratitudine a Maria Falcone, che ha gettato le basi per ottenere questo risultato. Il mio grazie è ovviamente esteso a tutti i soggetti istituzionali che hanno reso possibile questo trasferimento a Palermo. Apprezzo che il più alto rappresentante del governo abbia avuto anche la sensibilità di venire in città per l’inaugurazione della mostra, con i ministri della Giustizia e dell’Interno».Perché ritiene così importante che a Palermo siano esposti i resti accartocciati dell’auto dei suoi colleghi uccisi a Capaci?

«Io intanto penso che per Maria Falcone sarà il riaprirsi di un dolore che non ha conosciuto pause, dal 23 maggio di 34 anni fa a oggi. Però - e di questo le va dato ancora di più atto - il dolore non le ha impedito di mettere a disposizione della città quella che è una testimonianza concreta. Alla Biblioteca comunale, nel suo ultimo discorso pubblico, tenuto alla manifestazione organizzata dall’Agesci e da altre associazioni, Paolo Borsellino, alla domanda sul perché Falcone nonostante i rischi non avesse lasciato mai veramente Palermo, rispose: “Per amore”. Fu un gesto d’amore verso questa città che lo aveva generato e di cui tante cose non gli piacevano, ma che non aveva mai voluto lasciare al suo destino».L'intervista completa sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale