L’oro blu e l’oro verde del Lario. Sono l’acqua e il paesaggio del lago di Como, che portano quasi 4 milioni e mezzo di turisti nelle oltre 13mila strutture ricettive del territorio, tra alberghi vecchi e nuovi, B&b e case vacanza che aprono uno al giorno, agriturismi e campeggi in grado di accogliere fino a 108mila ospiti a notte. L’80% sono stranieri: tedeschi, americani, francesi, polacchi, britannici. Poi ci sono le altre 5mila attività tra ristoranti, bar, catering nelle ville storiche e più di 300 tour operator. Un settore, quello del turismo sul lago più famoso al mondo, che garantisce un lavoro ad almeno 35mila persone. È un business che vale 3 miliardi e mezzo di euro all’anno, 2 miliardi sul ramo comasco, 1 e mezzo su quello lecchese, cioè il 10% del Pil dell’intera area. Attenzione però, l’oro blu e l’oro verde non sono inesauribili. Ci sono già i primi segnali di cedimento, nonostante la bella stagione proceda alla grande.
A mettere in guardia è Fabio Dadati, 61 anni, da poco eletto presidente di Confcommercio Lecco, membro della Giunta della Camera di Commercio Como-Lecco, ex numero uno di Lariofiere, ex assessore provinciale, ristoratore e albergatore a sua volta. "L’andamento è in linea con quello delle precedenti stagioni – spiega Dadati dal suo osservatorio privilegiato –. Nelle zone più defilate si accusa un po’ di fatica come sempre, perché il lago non è tutto uguale: ci sono Como, Cernobbio, Varenna, il Centro Lago e pochi altri posti e poi ci sono le altre località con le tariffe due volte e mezzo più basse sebbene i costi di gestione siano gli stessi. La crescita però non può essere infinita. Anzi, credo che abbiamo raggiunto l’apice". Sebbene i dati ufficiali indichino un segno positivo, anche per gli arrivi, quelli reali rivelano altro.








