TREVISO - “Dronefobia” anche nella Marca. Negli ultimi giorni sono diverse le segnalazioni arrivate alle forze dell’ordine da cittadini preoccupati per la presenza di velivoli nei pressi di abitazioni e attività. In provincia di Treviso si stima, applicando la media nazionale degli operatori registrati sul portale D-Flight al numero degli abitanti, un bacino di circa 2 mila utilizzatori di droni. Una cifra che non rappresenta il numero reale dei possessori: restano fuori, infatti, coloro che utilizzano apparecchi non soggetti agli obblighi di registrazione, chi vola senza patentino o assicurazione e chi ha acquistato un mezzo usato. Si parla di droni consumer, economici e specialmente di apparecchi sotto i 250 grammi di peso, ovvero quelli che - in spazi aperti autorizzati - non richiedono il patentino. Le aree critiche però non sono poche a Treviso: l’aeroporto Canova, la base militare di Istrana, i vari aeroporti civili, l’eliporto al Ca’ Foncello, le zone riservate al volo libero, le oasi naturali e molte altre.
Drone tra le case del quartiere, la segnalazione dei residenti ai carabinieri: scatta l'indagine LA PAURA Tra i cittadini, il timore più diffuso riguarda i dispositivi usati per compiere furti in casa. Un’ipotesi che, nonostante le centinaia di segnalazioni, non ha mai trovato riscontri ufficiali nelle indagini. L’ultima segnalazione arriva da Quinto di Treviso, dove il titolare di un’azienda ha notato un pilota far volare un drone all’interno della sua proprietà. Alla richiesta di mostrare documenti o autorizzazioni, l’operatore si è allontanato senza fornire ulteriori spiegazioni. E finché quelle immagini non verranno utilizzate per qualcosa di illecito, non ci sarà la possibilità di approfondire. Il tema della sicurezza riguarda soprattutto i controlli, che sono ancora relativamente pochi.L’Enac definisce il quadro normativo, mentre le forze dell’ordine possono intervenire in presenza di violazioni, situazioni di pericolo o possibili reati: non esiste ancora, però, una specializzazione in questo campo, se non durante i grandi eventi. La normativa europea prevede regole precise: il limite ordinario di altezza è fissato a 120 metri, il drone deve rimanere sotto il controllo visivo del pilota e non può sorvolare assembramenti di persone. Le riprese di persone, abitazioni o spazi privati non sono vietate in assoluto, ma possono diventare un problema quando vengono raccolte o diffuse immagini che violano la privacy. Proprio per questo, un semplice avvistamento di un drone sopra la propria abitazione non sempre porta a conseguenze immediate: le contestazioni diventano più concrete quando emergono violazioni specifiche o danni. In caso di incidente, invece, il responsabile del volo può andare incontro a conseguenze costosissime, specie in termini economici.Guerra Ucraina, Russia lancia missili e droni contro Kiev: 14 morti e 60 feriti (tra cui 5 bimbi). Colpiti edifici residenziali. Cremlino: Putin e Trump parleranno a breve GLI OBBLIGHI L’operatore deve registrarsi sul portale D-Flight e applicare sul drone il codice identificativo associato alla propria registrazione. Il sistema ha superato la vecchia idea del “giocattolo volante”, riconoscendo il drone come un vero aeromobile senza pilota: la responsabilità ricade sempre su chi lo utilizza. Non è invece previsto che un cittadino possa imporre a un pilota di mostrare documentazioni personali o certificazioni: i controlli spettano agli organi competenti. Resta centrale anche il tema dell’assicurazione: chi utilizza un drone deve avere una copertura per eventuali danni provocati a terzi. La responsabilità, infatti, non è del mezzo ma dell’operatore che lo gestisce. Ma la crescita dei droni civili ha anche alimentato un mercato di strumenti per contrastarli: dal campo militare, ora la “contraerea digitale” strizza l’occhio al mercato civile. E già spuntano le prime pubblicità di dispositivi capaci di allontanarli o renderli inefficaci.







