Tre missili lanciati dall'Iran all'alba sono caduti in Giordania, a poca distanza dal confine con Israele. Poi l'agenzia di stampa Sabreen, vicina al regime di Teheran, ha pubblicato l'elenco di obiettivi colpiti durante la notte: in Qatar, Kuwait, Bahrein, Oman. Fuoco tutt'intorno in Medio Oriente, ma il territorio israeliano non è stato attaccato. Nonostante nelle immagini generate con l'Ia pubblicate sabato sera dal quotidiano Hamshari, il premier Benjamin Netanyahu compaia in alto accanto a Donald Trump con un bersaglio sulla fronte: primo obiettivo insieme con il presidente Usa della vendetta per la morte della Guida Suprema Ali Khamenei.
Domenica mattina i media di regime con una sola voce hanno dedicato le prime pagine alla ritorsione invocata da Mojtaba Khamenei, con minacce dirette allo Stato ebraico. Israele, pur mantenendo l'Idf in stato di allerta sia in difesa che attacco, mantiene la calma e sta a guardare. Come mostra un'intervista dai toni soft rilasciata a Nbc News da Benjamin Netanyahu. ''Penso che al presidente Trump vada data l'opportunità di esaurire la possibilità di raggiungere un accordo, specie sulla questione nucleare, attraverso negoziati. Ma non è di certo timido nell'usare la forza quando l'Iran viola i propri impegni'', ha dichiarato il premier. ''Israele è grato agli Usa per il fatto che abbiamo unito le forze nel prevenire l'Iran dall'ottenere armi nucleari che ponevano una minaccia imminente non solo contro di noi, ma contro tutto l'Occidente'', ha aggiunto. E ricordando l'amico Lindsey Graham, morto improvvisamente durante la notte, ha riferito: "Mi diceva sempre che dovevamo agire prima che l'Iran agisse contro di noi''. Netanyahu, secondo il sito di notizie Ynet, starebbe valutando la possibilità di recarsi negli Stati Uniti per il funerale del senatore Graham. Nel caso in cui partisse, ipotizza il media israeliano, potrebbe incontrare durante la visita anche Donald Trump. Come aveva accennato nei giorni scorsi lo stesso Commander in Chief e alla vigilia del viaggio a Washington del presidente libanese Joseph Aoun, previsto per il 21 luglio.






