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Silvia Morosi

Cani, gatti, ma anche conigli e ricci: il salvataggio degli animali abbandonati è un'emergenza costante che vede impegnate associazioni e volontari in tutta Italia. Un libro ha raccolto oltre 60 storie di rinascita, raccontate da chi ogni giorno si occupa di curare feriti e trovare nuove famiglie ai nostri amici

Birilla, la coniglia «gigante gentile», era debilitata, spaventata e segnata dalla sofferenza, quando è stata salvata dai volontari di Amiconiglio ODV a Roma: giorno dopo giorno ha imparato di nuovo a fidarsi, ritrovando la salute. Il bassotto Osso ha vissuto con il suo proprietario fino a quando una grave malattia di quest'ultimo l'ha costretto ad affidarlo a Cuor di Pelo: dopo le cure necessarie, "Il Commendatore" - come è stato soprannominato dall'associazione per il piglio e la grinta dimostrati, ha trovato una nuova famiglia. E ancora, Noa, un piccolo gatto trovato ferito, immobile, in un terreno della provincia di Roma, segnato dall’indifferenza, ma ancora aggrappato alla vita. Tanto che le Guardie Zoofile, allertate da una telefonata, sono riuscite non solo a soccorrerlo, ma anche a vedere le sue fusa: e oggi, dopo le cure, il felino vive con Silvia, la guardia zoofila che lo ha soccorso e che da quel giorno non lo ha più lasciato solo. E ancora, le vicende di Dea ed Ernesto salvati da Mondogatto; Luna, cagnolina randagia che, grazie agli Angeli blu di Campofelice (Palermo), ha ritrovato le cure di quello che in Kosovo era stato il suo salvatore, Giuseppe, carabiniere. Senza dimenticare Bianca, la riccina africana abbandonata perché aveva un tumore in stadio avanzato, deceduta dopo le cure ricevute dal Centro Recupero Ricci "La Ninna" di Novello (Cuneo): «Mi ero affezionato tanto a lei, proprio per la sua storia. Le mettevo sempre le vitamine nelle pappa e ha mangiato con appetito fino all'ultimo. Non mi aspettavo che se ne andasse così presto anche se il collega che le ha fatto la biopsia due mesi fa era molto pessimista sulle sue possibilità di sopravvivenza a medio termine. Mi conforta pensare che almeno con noi ha vissuto alcuni mesi amata e curata», l'ha ricordata Massimo Vacchetta, il «dottore dei ricci» e fondatore del centro.