Il governo italiano dovrebbe partecipare al controverso vertice convocato a Washington dall’amministrazione Trump sulla presunta «rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra». All’incontro del 16 luglio, promosso dal segretario di Stato Marco Rubio, Roma dovrebbe essere rappresentata da un sottosegretario, il cui nome non è ancora stato comunicato dal governo Meloni.
La scelta sarebbe maturata dopo una riflessione interna all’esecutivo e su impulso della presidente del Consiglio. Tra l’opzione di disertare l’incontro della Casa Bianca o di inviare un esponente politico non di primo piano, il governo sembrerebbe prendere la seconda strada. Il vertice, infatti, ha suscitato la perplessità in diverse cancellerie europee, sia per la vaghezza del programma sia per il timore che gli strumenti dell’antiterrorismo vengano estesi a movimenti politici, gruppi di protesta e attivisti.
Un papa straniero. Il fantasma che agita la sinistra
L’amministrazione Trump presenta l’estremismo di sinistra come una minaccia internazionale. Il presidente statunitense ha infatti definito il movimento Antifa un’organizzazione terroristica interna e la Casa Bianca punta a costruire una cornice internazionale che permetta di ampliare gli strumenti investigativi e di sorveglianza. Anche negli Stati Uniti alcuni funzionari hanno espresso preoccupazione per la situazione, temendo che la categoria di terrorismo venga piegata allo scontro politico interno.










