di Fiamma Tinelli

Quindici anni fa, il 22 luglio 2011, Anders Breivik massacrò 69 ragazzi su un’isola della Norvegia. Cathrine Trønnes Lie è sopravvissuta, sua sorella Elisabeth è stata uccisa: aveva 15 anni. «Seppi che era morta solo una settimana dopo. Ora la rivedo nelle farfalle»

Il 22 luglio 2011, a Utøya, piovigginava. Era una di quelle pioggerelle estive che poi torna il sole, t’infili le ciabatte e corri a fare il bagno. Cathrine, 17 anni, era nella sua tenda. Sua sorella Elisabeth, 15, nella caffetteria. Alla sera ci sarebbe stato il karaoke, e anche la pizza. Era buona, la pizza del campeggio di Utøya, con la crosta croccante e tanta mozzarella. Quando ha sentito i primi spari, Cathrine non ha capito. «Parevano petardi». È corsa giù per il pendio dell’isola, verso gli uffici. C’era un uomo alto, vestito di nero, il fucile puntato verso un ragazzo implorante. «Era in ginocchio, sembrava pregasse». Il proiettile gli ha centrato la fronte.

I colpi hanno raggiunto Cathrine mentre scappava lungo il sentiero che porta al mare. Le hanno perforato un polmone, squarciato il seno. Mentre correva, il sangue che inzuppava la maglietta, pensava alla sorella. «Elli, dov’è Elli?». Elisabeth aveva cercato di nascondersi nella sala grande. È morta, colpita da due proiettili alla testa. «Penso a lei ogni giorno. Mi manca ogni giorno».