Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiDi «Tutti gli uomini del presidente» mi hanno sempre colpito due cose. Innanzitutto, la storia e i personaggi del film sull'inchiesta del Washington Post che condusse allo scandalo Watergate, ovviamente. Poi i suoni di quella redazione e le voci dei protagonisti. Non quelle originali, ma le voci italiane di Dustin Hoffman (il grande Ferruccio Amendola) e di Robert Redford (l’altrettanto memorabile Cesare Barbetti). Quando, tempo dopo, ho provato a rivederlo in originale, non è stata la stessa cosa.

Ho sempre pensato che il doppiaggio italiano, tra i migliori al mondo, spesso non abbia fatto che bene a un film o a una serie tv, migliorando la recitazione laddove era scarsa o dando spessore a voci che non rendevano giustizia al personaggio. Ma mi rendo conto che sto camminando su un terreno scivoloso. Da una parte ci sono i puristi che da sempre sostengono che sostituendo le voci originali si perde parte essenziale dell’opera, dall'altra ci sono numerosi giovani per i quali un film o una serie con l'audio d'origine sono semplicemente più veri e più belli.

I giovani guidano

Diversi studi europei mostrano che, a parità di offerta, gli under 25 tendono a scegliere più spesso il contenuto originale sottotitolato rispetto a quello doppiato, soprattutto quando conoscono più lingue. Nei Paesi tradizionalmente doppiatori, ovvero Italia, Spagna, Francia, Germania, questo si avverte di più: le generazioni più giovani stanno trainando un cambio di abitudini.