| 12 Luglio 2026 10:14 |

3 minuti per la lettura

(Adnkronos) – “C’è una serie televisiva che in questi giorni va per la maggiore. Si intitola ‘The american experiment’ e racconta a un dipresso la nascita degli Stati Uniti e il percorso che li condusse, un passo dopo l’altro, alla redazione della loro Costituzione e dei relativi emendamenti successivi. E’ una storia avvincente per chi ama la politica. Ma anche una storia istruttiva. Dà il senso di un percorso tutt’altro che lineare, attraversato da molti conflitti, eppure giunto infine a un esito che pare avere in sé un suo senso compiuto. E’ la descrizione di un sistema politico ‘inventato’ che di lì in poi sarebbe andato incontro a vicissitudini drammatiche ma che non avrebbe mai archiviato il valore di quella fatica iniziale e anche di quelle dispute.

La serie americana dovrebbe forse aiutarci a trovare una chiave migliore per raccontare la storia politica italiana. Rendendola per quanto possibile meno divisiva e forse anche meno celebrativa. Ma cercando di dare il maggior risalto al significato della fatica istituzionale che abbiamo alle spalle. Se ripercorriamo il tracciato della nostra assemblea costituente ci imbattiamo in alcuni passaggi cruciali che sarebbero degni della nostra migliore sceneggiatura. Quando, ad esempio, Togliatti rovesciò la posizione del partito comunista e a sorpresa decise di votare a favore dell’articolo 7, riconoscendo così i patti del Laterano. O quando i democristiani convinsero il loro collega La Pira a ritirare la sua proposta secondo cui la Costituzione veniva promulgata “in nome di Dio”. Narrazioni che potrebbero essere di alto impatto emotivo e mediatico e che invece per una sorta di pigrizia collettiva vengono lasciate incustodite nel recinto di pochi specialisti della materia.