Cupertino si prepara al debutto del suo primo smartphone pieghevole, un progetto inseguito per un decennio e destinato a segnare il cambiamento più significativo nella storia recente dell'iPhone. Ma la crisi globale delle memorie rischia di trasformare l'attesa in un conto salato, per l'intera nuova gamma

C'è qualcosa di quasi cerimoniale nell'attesa che da anni accompagna il presunto iPhone pieghevole: una promessa rinviata di stagione in stagione, fino a diventare quasi un genere narrativo a sé, con le sue smentite, i suoi falsi allarmi, i suoi analisti pronti a giurare che «stavolta è la volta buona». Questa volta, però, gli indizi si sono fatti troppo numerosi e troppo concordanti per essere liquidati come l'ennesimo miraggio. Apple lavora da oltre un decennio a un iPhone pieghevole, e il consenso tra le fonti più accreditate converge ormai su un'unica finestra temporale: l'autunno 2026, con un nome che, salvo sorprese, sarà iPhone Ultra. A indicarlo è stato per primo Mark Gurman di Bloomberg, secondo cui il dispositivo rientrerà tra i prodotti a marchio «Ultra» che Apple lancerà quest'anno, sebbene non tutti erediteranno necessariamente quella stessa etichetta. Il debutto dovrebbe avvenire fianco a fianco con gli iPhone 18 Pro e Pro Max, in un evento che con ogni probabilità si terrà nella prima decade di settembre: Gurman ha indicato l'8 settembre come data più plausibile, con il giorno successivo come alternativa. Non sarà, verosimilmente, un lancio lineare. Un report di Nikkei Asia ha segnalato un possibile ritardo sulla tabella di marcia produttiva, prontamente ridimensionato dallo stesso Gurman, che ha parlato piuttosto di scorte iniziali contenute che di uno slittamento vero e proprio. È un copione che ricorda da vicino quello dell'iPhone X, con un salto tecnologico reale, pagato però con disponibilità ridotta, domanda incandescente e consegne dilazionate nei mesi successivi.