No, quella non era una “processione” e quelli non erano “fedeli”, le luci non erano lumini e il simulacro sulla portantina trasportata a spalle non era un’effigie sacra.
Insomma, in realtà la «prima processione digitale» andata in scena l’altro giorno a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro nel Cilento, non era un gesto religioso e non aveva nulla di sacro, anche se aveva la forma esterna di una delle espressioni più care alla devozione popolare.
Però le immagini di quell’evento, una performance artistica inserita in un festival locale, hanno fatto il giro della rete, provocando un’ondata di commenti.
E in effetti l’impatto visivo delle persone che avanzano portando gli smartphone al posto delle candele e uno schermo al posto della statua di un santo è particolarmente forte per chi conosce il senso dei gesti della fede o per chi è cresciuto in una comunità cristiana.
E va bene, si dirà, l’arte è sempre in qualche modo “disturbante”, perché è chiamata a far riflettere spesso attraverso linguaggi che fanno leva sulle emozioni prima ancora che sul pensiero.









