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Il patriarca di Gerusalemme ha visitato la città accompagnato dal sindaco Giuliano Boccanera "Servono architetti, che sono i politici e le istituzioni, che ci aiutino a fare un piano di ricostruzione".
La cornice è quella del teatro civico di Norcia, riaperto un mese fa e restituito alla cittadinanza a dieci anni dal sisma che colpì il centro Italia. In quella che non è solo terra di terremoti, ma anche una straordinaria culla di santi. Ed è proprio a San Benedetto, patrono di Norcia e d’Europa, qui nato, che è intitolato il premio internazionale che mette al centro il tema della pace e del dialogo tra i popoli. Alla sua prima edizione, nel giorno della ricorrenza del monaco benedettino, il riconoscimento è stato conferito al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. "Stiamo vivendo un tempo - ha detto il religioso francescano - dove si pensa che con la forza si possano ridefinire gli equilibri geopolitici. È una prospettiva fallimentare. Lo abbiamo visto nella guerra in Medio Oriente e così in tutti i conflitti del mondo". La commissione del premio, presieduta da Piero Damosso, ha riconosciuto al cardinale "un instancabile servizio per la pace e l’impegno per una costante opera di mediazione, dialogo e sostegno alle popolazioni colpite dalla guerra". Sul conflitto in Palestina "dobbiamo voltare pagina" ha detto Pizzaballa. "Quello che è stato fatto dagli anni sessanta fino ad oggi - continua il patriarca - non è cancellato, resta. Ora però inizia una nuova fase del dialogo interreligioso, che non può certamente partire da zero". Pizzaballa, arrivato a Norcia nel primo pomeriggio, ha visitato la città accompagnato dal sindaco, Giuliano Boccanera. "Questa città - osserva il cardinale -, colpita duramente dal terremoto, è in ricostruzione. Anche noi abbiamo vissuto un terremoto, fisico e umano, devastante. E anche noi abbiamo bisogno di architetti, che sono i politici e le istituzioni, che ci aiutino a fare un piano di ricostruzione. E poi servono muratori, che siamo noi tutti, ciascuno nel proprio contesto, chiamati a rimboccarci le maniche. È presto, ora. Ma dobbiamo iniziare a pensarci, a dialogare". "Quello che sta accadendo - conclude Pizzaballa - non porterà mai alla pace. Che non è una parola, ma cultura che si trasforma in politiche attuate sul territorio". Tante le persone che hanno risposto con partecipazione alla prima edizione del premio. Tra loro anche le istituzioni civili e religiose, che hanno interloquito insieme al cardinale sui temi dell’accoglienza e della solidarietà.Il messaggio di San Benedetto "è molto attuale, perché anche oggi, come al suo tempo, stiamo vivendo un’epoca segnata dalla fine di equilibri politici, sociali, economici e culturali, senza sapere ancora cosa accadrà" ha detto Pizzaballa, a margine della sua visita all’abbazia di San Benedetto in Monte a Norcia. "San Benedetto - ha spiegato il patriarca - ha vissuto un lungo periodo di transizione, di fine e decadenza di un impero e di mancanza di chiarezza su quello che stava per accadere". In un tempo simile a quello attuale, ha aggiunto, il santo "ci indica un metodo", cioè "non limitarsi solo a guardare la cronaca, ma saper interpretare gli eventi" e "costruire il futuro delle prossime generazioni anche su fondamenti culturali e non solo su aspetti economici puramente sociali". Per il cardinale, al centro della visione benedettina c’erano "la fede e l’elemento religioso", che oggi "non mi pare siano centrali, almeno nel mondo occidentale". Tuttavia, ha concluso, San Benedetto indica ancora "il bisogno di costruire una umanità tenendo conto della spiritualità, dello spirito, che fa parte della vita di tutti gli uomini, credenti o no".







