Una laurea su Fantozzi. Ma tutt’altro che fantozziana: invece della risata, ha sollevato un’analisi profonda e introspettiva del ’ragioniere’ che ha cavalcato generazioni di appassionati di cinema e non solo. Lasciando una traccia, amara ma indelebile rispetto al linguaggio dei post sui social che svaniscono velocemente. Iacopo Landi, 26 anni, ha concluso gli studi nel corso di laurea in Discipline dello spettacolo e della comunicazione all’Università di Pisa (Polo San Rossore) con una tesi del tutto originale su "Paolo Villaggio in Fantozzi: tra critica sociale e comicità grottesca" evidenziando come quel personaggio goffo e colpito perennemente da insuccessi e sfortuna sia non solo triste macchietta della quotidinianità ma che, al contempo, abbia avuto la forza di entrare – con atteggiamenti e espressioni da copione – nella cultura e nel linguaggio italiano.

"Ho scelto di laurearmi su Fantozzi – racconta il neo dottore – perché personalmente ritengo che nessuno sia più riuscito fino ad oggi ad essere tanto aggressivamente critico e satirico quanto comico e divertente come il personaggio di Paolo Villaggio. Succede spesso di sentire citato il congiuntivo fantozziano e molte altre frasi iconiche del ragioniere e degli altri personaggi delle pellicole, nel parlato di tutti i giorni. Un prodotto come Fantozzi può essere letto in maniera diversa a seconda di chi lo guarda: funziona sia come puramente slapstick grottesco sia come critica sociale. E questa critica rimane di un’attualità disarmante, quasi sessant’anni dopo. La servilità e l’inamovibilità sono un problema che continua a tormentare il mondo, con una popolazione che rimane schiava di una gerarchia basata sulla quantità dei capitali, limitandosi ad osservazioni spesso sterili sui social media in post che rimarranno nella mente delle persone per qualche minuto al massimo. Al giorno d’oggi, manca un Fantozzi. Questa maschera fa qualcosa di diverso – prosegue Iacopo Landi – si aggrappa violentemente al ricordo utilizzando la comicità, costringendo lo spettatore ad essere cosciente di se stesso in quanto parte del sistema. In particolare nella mia tesi ho preso in analisi il primo film della saga uscito nel 1971, evidenziando i contenuti chiave del contesto storico e cinematografico, parlando di commedia all’italiana e del regista Luciano Salce, analizzando la figura di Paolo Villaggio sul set e fuori, e le sue idee di comicità e infine commentando alcune scene chiave del film per evidenziarne le funzioni comiche e critiche".