C’è un’Ornella Vanoni che tutti conoscono attraverso le sue canzoni e un’altra, più intima, fatta di confidenze, ironia e imprevedibilità. È quella che Pacifico, nome d’arte di Luigi De Crescenzo, porta in scena martedì in piazza Piacentini (alle 21,30) con Diario sentimentale di una donna libera. Ornella Vanoni: le parole, la musica. Secondo appuntamento della rassegna Nel cuore e nell’anima, a San Benedetto del Tronto.
Pacifico, dal libro al teatro: cosa cambia?
"Più che cambiare, continua. Il libro (Vincente o perdente, scritto assieme a Ornella) nasceva già come un diario sentimentale. Sul palco porto anche registrazioni della nostra frequentazione, durata due anni, ogni volta che potevo raggiungerla dalla Francia. Ornella aveva un’imprevedibilità unica, ti folgorava con una frase o un dettaglio. Continuo ancora oggi ad ascoltare quelle registrazioni, perché era impossibile ricordare tutto. Riascoltarla è un modo per averla ancora con noi. Nello spettacolo racconto la nostra frequentazione e le confidenze che mi ha affidato. Aveva anche la capacità di sfuggire alle cose più dolorose: era una delle qualità che mi colpivano di più".
Perché era una donna libera?
"Non era una scelta, era il suo modo di essere. Anche la formazione con Giorgio Strehler aveva contribuito a renderla così. Era imprevedibile, non faceva calcoli e raccontava con sincerità anche i suoi fallimenti, sentimentali ed economici. Era fragile e potente insieme, una figura davvero fuori dagli schemi".







