Clare Margetson, del «The Guardian», Ukrainska Pravda, Stefania Battistini della Rai e Giuseppe Crimaldi. Sono i riconoscimenti principali assegnati dalla giuria del 47esimo premio Ischia di giornalismo. Ieri sera la serata finale in piazza Santa Restituta a Lacco Ameno, dopo una intro di Giorgio Gaber su «libertà e partecipazione». Una serata che ha visto avvicendarsi sul palco grandi nomi della stampa internazionale e italiana in cui sono stati affrontati temi di grande attualità: focus sulla guerra in Ucraina e sull’impatto delle fake news. Colonna sonora della serata una overture musicale di Peppe Servillo e «Solis String Quartet».
La morte di Domenico, slittano fine incidente probatorio e richiesta risarcimentoI nomi A Clare Margetson, del «The Guardian», il premio internazionale di giornalismo mentre all’«Ukrainska Pravda» è andato il premio Europeo (consegna il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ed il presidente del premio Giampiero Massolo) ritirato da Sevgil Musayeva e dal giornalista investigativo Mykhailo Tkach. Il riconoscimento come «giornalista dell'anno» è stato invece attribuito dalla giuria a Stefania Battistini della Rai. Per il giornalismo sportivo, premio Franco Bragagna consegnatogli dal presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo, Beniamino Quintieri. La giuria ha assegnato inoltre un premio speciale per la satira a Federico Palmaroli, noto con lo pseudonimo di Osho. Mario Calabresi ha vinto invece il premio per la «Comunicazione Sostenibile».Francesco Dalmazio Casini, giornalista, reporter e appassionato di geopolitica, conflitti e studi strategici, ritira il Premio Unipol Opening New Ways of journalism. Una menzione speciale invece è andata al giornalista Giuseppe Crimaldi de «Il Mattino» per aver raccontato per primo e seguito per lunghissime settimane la vicenda del piccolo Domenico Caliendo, il bambino morto per un trapianto mal eseguito la notte dell’antivigilia di Natale. Domenico Caliendo, faro sul cuore da Bologna: «Quell'organo non era compatibile»A ritirare il premio il direttore del Mattino, Vincenzo Di Vincenzo, al posto del collega perché impossibilitato ad esserci. E proprio il direttore del giornale che ha squarciato il velo di omertà su quel trapianto ha letto alla platea un messaggio di Giuseppe Crimaldi. «Ricevo questo premio con emozione, ma soprattutto con un senso di responsabilità. Perché questo premio è legato a una storia che non avrebbe mai dovuto essere raccontata: quella del piccolo Domenico Caliendo. Una vicenda drammatica, segnata da una catena di errori che ha spezzato una vita e lasciato una ferita profonda. Domenico - continua il cronista di lungo corso de Il Mattino - ha lottato per due mesi, con una forza che nessun bambino dovrebbe mai essere costretto a trovare. Raccontare quei giorni, seguire quella vicenda, cercare risposte non è stato soltanto fare cronaca».







