Un giorno di festa nei giardini di Castel Gandolfo. Il Papa ha invitato a pranzo duecento persone vulnerabili, tra rifugiati, disoccupati, famiglie in difficoltà per le ragioni più diverse.

Prima del pranzo rivolge a tutti un saluto che è anche un appello alle istituzioni a fare di più per coloro che hanno bisogno: "Sono venuto senza discorso, però con molta fame: fame di giustizia, fame di autentica carità, fame per una Chiesa che veramente sappia aprire le porte, accogliere, ricevere tutti, dove c'è amore per tutti e dove nessuno è nemico, dove tutti sappiamo vivere la riconciliazione, il perdono, la pace", ha detto auspicando che "si possano eliminare le cause della povertà e dell'ingiustizia che ancora esistono nel nostro mondo".

Leone passa tra i tavoli ombreggiati dagli alberi giganteschi della tenuta vaticana. Saluta con tenerezza i bambini, si ferma ad ascoltare i problemi di una quotidianità faticosa, perché non ci sono abbastanza soldi per una casa, perché si è fuggiti da un paese in guerra o semplicemente perché si è perso il lavoro di una vita.

Sono tutti assistiti dagli enti caritativi della diocesi di Roma, tra i quali Caritas, Centro Astalli, Acli. Al tavolo con il Papa, nel Borgo Laudato si' di Castel Gandolfo, uno dei luoghi più belli d'Italia, sono seduti Irene dalla Repubblica Demoratica del Congo, rifugiata, con i suoi due bambini di 7 e 5 anni.