Pavia. «Mi ha sempre appassionato il lavoro di mio padre, il muratore, ma amavo anche la parte di progettazione: per questo mi sono iscritto all’Its». Vito Maria Poma, 20 anni di Cava Manara, è uno dei venti neodiplomati del corso biennale in Digital Construction Manager, nato dalla collaborazione tra Esedil-Cpt Pavia, Ance Pavia e la Fondazione Its Cantieri dell’Arte. In questi due anni ha imparato a usare strumenti per fare rilievi 3D, droni, laser scanner e altri programmi di progettazione assistita, oggi indispensabili nel mondo dei cantieri edili e civili. Durante il corso, Vito Maria ha fatto uno stage presso uno studio tecnico di ingegneria, occupandosi, tra le altre cose, della creazione di tavole esecutive con software avanzati, quali Tekla Structures, Autocad e Revit. Il lavoro in azienda (che sta portando avanti in questi giorni) e le lezioni in aula e in laboratorio hanno contribuito a formarlo come “digital construction manager”, un professionista a metà strada tra il progettista specializzato e l’operaio qualificato. Un profilo che, stando alle ultime rilevazioni di Unioncamere, risulta sempre più richiesto dal mercato. A Esedil il merito di aver lanciato due anni fa, per la prima volta a Pavia, un corso di formazione di questo tipo: «Ospitare questo Its qui da noi non è stato un caso – spiega Laura Garavaglia, direttrice di Esedil –. È stata una scelta consapevole, nata dalla convinzione che questo territorio meritasse un’offerta formativa all’altezza del suo patrimonio: edilizio, storico e umano. In questi due anni abbiamo visto qualcosa di bello accadere: giovani diplomati della provincia che hanno scelto di restare, di formarsi qui, di costruire il loro futuro professionale a Pavia». E aggiunge: «Per Pavia questo significa molto. Siamo una città con un patrimonio architettonico straordinario e un tessuto di imprese edili che da anni cercano queste competenze senza trovarle. Questi ragazzi sono una risposta concreta e locale a una domanda reale». Durante il biennio, gli alunni acquisiscono competenze tecniche e digitali, conoscono materiali tradizionali e innovativi, e imparano a gestire le attività del cantiere in totale sicurezza. Cantieri del futuro Tra i neodiplomati dell’Its c’è anche Laura Vignati, 20 anni di Scaldasole. Racconta che il corso che più l’ha conquistata è stato quello di Consolidamento statico: «Si tratta di una materia in cui vengono insegnati i vari modi con cui è possibile recuperare strutturalmente gli edifici: oltre alla parte teorica, che prevede la “lettura” di un progetto, c’è anche la messa in pratica direttamente in cantiere». Sono infatti queste le due anime del percorso di formazione: lezioni in aula e attività in laboratorio. A cui si aggiunge lo stage in un’azienda del territorio. Laura ha scelto la Tacchino Albino di Scaldasole, dove «si lavora su cantieri di restauro, cantieri stradali ma si fanno anche interventi di costruzione». La ragazza, che a settembre inizierà Ingegneria civile, spiega che questi due anni le hanno aperto gli occhi sull’ambito in cui vorrebbe lavorare: «La vita in cantiere non è solo portare secchi e sollevare pesi, a differenza di quanto si possa pensare: questo è un settore in costante aggiornamento». Parole che il compagno Manuel Noscardi, 21 anni di Ceranova, sottoscrive in pieno: «Chi non si innova rischia di rimanere indietro». E racconta: «Mio padre fa il muratore, ha un’esperienza pratica – dice – Io mi sto formando per ruoli di coordinamento, come seguire la direzione dei lavori, e per curare la parte di progettazione». A partire da lunedì Manuel inizierà a lavorare presso lo studio di architettura E Plus: «Qui mi occuperò, tra le altre cose, della revisione di progetti, della restituzione di planimetrie e di estratti catastali». Altro ambito ma medesima formazione per Chiara Boselli, 21 anni di Pavia, che cura la parte di formazione e divulgazione per le scuole della Fondazione Eucentre, specializzata in Ingegneria sismica. «L’Its mi ha dato l’opportunità di studiare e di trovare subito lavoro – spiega – L’edilizia è un settore diverso da come viene raccontato: è un mondo sempre nuovo». Ottone: «In cantiere servono giovani menti» «In questo settore c’è spazio per giovani che vogliono crescere: con le competenze tecnologiche che hanno, bagnerebbero il naso a molti veterani». Alessandro Ottone, 42 anni, è direttore tecnico dell’impresa di costruzioni Edil Jolly, con sede a Garlasco. Attivo da vent’anni nel mondo dell’edilizia, ha vissuto in prima persona le evoluzioni del sistema-cantiere e i mutamenti delle competenze professionali di chi ci lavora. Quali sono oggi i profili più richiesti dalle imprese edili? «Cerchiamo soprattutto geometri di cantiere con una preparazione specifica e futuri capi-cantiere. Se i primi seguono gli aspetti tecnici e organizzativi, i secondi coordinano operai e maestranze. Entrambi devono conoscere le nuove tecniche costruttive, dai sistemi a secco all’efficientamento energetico, ma anche saper utilizzare strumenti digitali come software di progettazione, laser scanner e droni. Oggi il cantiere è profondamente diverso rispetto a vent’anni fa e richiede competenze sempre più evolute». In che senso? «Ogni anno il settore conosce migliorie e nuove informazioni. Il Pnrr ha contribuito alla svolta. E ora si sta valutando l’introduzione dell’intelligenza artificiale in cantiere». Quindi anche la figura del muratore è cambiata? «Certo, anche gli operai devono avere dimestichezza con questi strumenti: non basta più la forza fisica, servono competenze digitali. Nell’immaginario comune l’operaio è quello che si spacca la schiena e basta, in realtà sono figure che sanno usare strumenti tecnologicamente avanzati». Dei muratori 2.0. «Direi anche 3.0. Le macchine oggi sono tecnologicamente avanzate, dagli escavatori ai mezzi di movimentazione, e richiedono personale preparato. Chi ha voglia di imparare può crescere rapidamente e specializzarsi, passando dalle lavorazioni manuali alla conduzione di mezzi complessi». Quali qualità ricercate nei giovani? «La caratteristica fondamentale è la capacità di adattarsi ai cambiamenti. L’edilizia evolve continuamente: cambiano materiali, normative, tecnologie. Serve una mentalità aperta e la disponibilità a imparare costantemente. Il classico “si è sempre fatto così” oggi non funziona più». Che ruolo svolge il percorso Its nella formazione di queste figure? «È fondamentale. Ho assunto sia geometri usciti direttamente dalle superiori sia ragazzi che avevano frequentato l'Its e la differenza è evidente. L'Its li prepara su aspetti concreti come sicurezza, contabilità di cantiere, computi metrici e gestione operativa. Arrivano in azienda già con una base solida e possono diventare autonomi molto più rapidamente». I giovani italiani sono interessati a lavorare in cantiere? «Meno rispetto al passato. Spesso pesa la componente climatica: in estate si lavora con temperature elevate e in inverno con il freddo. Non è una questione economica, perché il contratto dell'edilizia è competitivo. È soprattutto un tema culturale: molti continuano ad avere un’immagine superata del lavoro in cantiere». Che prospettive hanno i ragazzi che scelgono il mondo dell’edilizia? «Molto buone. Le imprese pavesi hanno bisogno di personale qualificato e chi conclude un percorso Its con impegno ha concrete possibilità di essere assunto in tempi rapidi. La domanda di tecnici specializzati è superiore all’offerta».
I nuovi volti dell’edilizia pavese: «In cantiere come papà ma con nuovi strumenti»
«Laser 3D, AI e nuove tecnologie. Saremo i costruttori del futuro»






