Andrea Palladio attraversa quattro secoli, supera i confini del Veneto e arriva nel cuore della Cina contemporanea come una voce ancora capace di interrogare gli architetti del presente. È questo il senso di "Chinese Voices on Palladio. From Classical Architecture to Contemporary Experiment", la mostra inaugurata ieri al Tsinghua Art Museum di Pechino e aperta fino all'11 ottobre.
Il dialogo Il progetto porta quattordici tra i più autorevoli architetti cinesi contemporanei a confrontarsi con l'eredità teorica e progettuale del maestro veneto attraverso installazioni, disegni, modelli, videointerviste e opere realizzate appositamente per l'esposizione. Un dialogo tra Oriente e Occidente che non cerca imitazioni né influenze dirette, ma prova a comprendere quanto il pensiero palladiano possa ancora essere utile per interpretare l'architettura, il paesaggio e le città del nostro tempo. Promossa dall'Ambasciata d'Italia e dall'Istituto Italiano di Cultura di Pechino, la mostra nasce da oltre due anni di ricerca e collaborazione tra il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino e la Scuola di Architettura della Tsinghua University, con il sostegno dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani.La mostra Al centro del percorso ci sono i principi che hanno reso Palladio una figura universale come il rapporto tra edificio e paesaggio, l'equilibrio tra tradizione e innovazione, la dimensione umana degli spazi e la ricerca dell'armonia. Temi nati nel Veneto del Cinquecento, tra ville, palazzi e campagne, che tornano oggi nelle riflessioni di progettisti chiamati a operare in uno dei Paesi che più rapidamente ha trasformato il proprio paesaggio urbano. La mostra è curata da Michele Bonino, Giorgia Cestaro, Pierre-Alain Croset ed Edoardo Piccoli per il Politecnico di Torino e da Qing Feng e Li Luke per la Tsinghua University con il supporto di Lidia Preti e Deng Huishu. «Abbiamo chiesto agli architetti non di misurare un'influenza - spiegano i curatori -, ma di capire se i disegni, le parole e le opere di Palladio possano ancora aiutarci a pensare l'architettura contemporanea». Il punto, aggiungono, è verificare se il maestro possa essere considerato anche da uno sguardo culturalmente distante un vero classico, capace di trasmettere un messaggio universale nonostante il tempo e la distanza geografica. Il dialogo con il Veneto ha fatto riemergere, per analogia, anche il patrimonio storico cinese fatto di templi, giardini, ponti, corsi d'acqua, mausolei e città imperiali. Ne nasce una narrazione corale nella quale l'opera palladiana diventa anche uno strumento per riflettere sul rapporto della Cina con il proprio passato, in una fase segnata da trasformazioni urbane rapidissime e da un crescente bisogno di memoria.Il viaggio La mostra prosegue idealmente il percorso avviato con "Geometria, armonia e vita. L'architettura di Andrea Palladio dall'antico al classico", la prima grande esposizione asiatica dedicata al maestro, ospitata dal 4 febbraio al 15 maggio al National Museum of China e che aveva superato il mezzo milione di visitatori. «Questo progetto dimostra che la conoscenza cresce quando culture diverse si incontrano e si interrogano reciprocamente», sottolinea il rettore del Politecnico di Torino, Stefano Corgnati. Per l'ambasciatore italiano in Cina Massimo Ambrosetti, la collaborazione tra le due università «mostra ancora una volta la capacità dei paradigmi palladiani di ispirare il pensiero architettonico contemporaneo e la profondità del dialogo culturale tra Italia e Cina». L'esposizione diventerà anche un libro pubblicato da Treccani in italiano, inglese e cinese. In autunno, a conclusione del progetto, è inoltre prevista la giornata di studi Palladio Universale, che riunirà accademici ed esperti dei due Paesi.






