Marco Bezzecchi a Fanpage.it racconta la verità sul dramma fisico post-Assen, la caccia al titolo MotoGP e il segreto per ritrovare il sorriso dopo gli ultimi passaggi a vuoto: “Mi aiutano gli amici, anche quando mi dicono che sono un coglione”.

Un bollettino di guerra mascherato da un sorriso di sfida. La stagione di Marco Bezzecchi si è improvvisamente trasformata in un thriller psicologico e fisico, sospeso tra il trionfo del Mugello e l'incubo di tre "zeri" consecutivi che bruciano come ferite aperte. A pochi giorni dal prossimo Gran Premio, l'asso dell'Aprilia parla senza filtri, confessando non solo i dettagli di un corpo martoriato dal dolore dopo la spaventosa caduta di Assen. Dopo la splendida vittoria domenicale al Mugello, arrivata per riscattare la frustrazione della Sprint, la stagione ha riservato tre pesanti "zeri" consecutivi ad Assen, Balaton e Brno. Abbiamo fatto il punto della situazione alla vigilia del prossimo weekend di gara, affrontando con lui, in esclusiva per Fanpage.it, i temi caldi del recupero fisico e della gestione mentale in un campionato così serrato.

Faccio un passo indietro a qualche GP fa, al Mugello. Dopo la Sprint, per quell'errore alla San Donato (curva 1), eri un po' nervoso. Sei riuscito a trasformare quel nervosismo, e quella frustrazione, in energia positiva vincendo la domenica. Adesso però sono passate tante cose diverse, tra cui tre "zeri" pesanti la domenica per tre motivi completamente differenti (Assen, Balaton e Brno). Quali sono i pilastri, non solo sportivi ma soprattutto mentali, da cui un pilota professionista deve ripartire? Diciamo che chiaramente varia un po' in base a come uno è fatto caratterialmente, quindi queste cose non vanno prese come una regola fissa o uno stile di comportamento universale da seguire. Alla fine, purtroppo, certe cose le impari solo vivendole, e penso che si impari sicuramente di più nei momenti difficili rispetto alle giornate stupende, come quella della domenica del Mugello. Per quello che posso fare io, faccio molto affidamento sui miei ragazzi della squadra, e so che loro fanno lo stesso con me. Fortunatamente questo bellissimo rapporto ci dà una sicurezza in più: sapere di poter contare su di loro anche nei momenti duri è fondamentale. E poi bisogna cercare di pensare al futuro più che al passato. Gli errori servono per insegnarti qualcosa, e devono servire nel momento in cui ti si ripresenta l’occasione di sbagliare di nuovo; tu devi farti trovare pronto a non ripetere l'errore. Fondamentalmente è questo. Sicuramente salire in moto aiuterà, sarà bello. Ma nella tua cerchia di amicizie o in famiglia, hai qualcuno che è preposto a darti un consiglio, a calmarti se sei nervoso? C'è qualcuno con cui sai che è il tuo "porto sicuro", con cui confidarti, o no? Sicuramente il mio preparatore, Carlo Casabianca. Con lui abbiamo un rapporto fantastico, è una persona molto onesta: quando sbagli ti dice che hai sbagliato, quando fai bene ti dice "bravo". Non ti esalta mai più del dovuto, ti esalta il giusto, come deve essere. Parlare e trascorrere tanto tempo con lui – visto che siamo insieme praticamente tutti i giorni – mi aiuta sempre. È sicuramente la persona con cui mi apro di più in queste situazioni. Poi chiaramente anche i miei migliori amici sono uguali: se mi devono dire che sono un coglione me lo dicono, così come se mi devono dire che sono stato un grande. Ed è quello il vero valore dell'amicizia, secondo me funziona così. Però con Carlo c'è un rapporto più continuo, ne ha viste tante anche in passato (con Valentino Rossi) e ha una grande esperienza.