DOLO - Domenica sera, dopo aver finalmente smaltito la sbornia tra le corsie dell'ospedale di Dolo, è potuto rientrare a casa propria, apparentemente senza conseguenze. In Procura non erano ancora arrivati i referti medici che raccontavano della sua battaglia e quindi, in assenza di ferite certificate da un medico, non era neppure scattata la nuova norma che prevede l'arresto obbligatorio in flagranza per chi si rende responsabile di aggressioni ai danni del personale sanitario. Ma per il 19enne di Fiesso D'Artico che sabato notte ha preso a sputi e pugni guardie giurate, infermieri e autisti del 118 le implicazioni arriveranno eccome: ieri mattina l'azienda sanitaria ha infatti provveduto a sporgere denuncia formale scavalcando così la soluzione di un procedimento d'ufficio.
Sulla scrivania del pubblico ministero Marco Magini arriverà anche la prognosi di chi ha avuto la peggio, ovvero l'addetto alla sicurezza del pronto soccorso: dieci giorni per un trauma cranico e uno alla gamba, ma i dottori si sono riservati anche la possibilità di rivedere la stima, a seconda di come l'uomo risponderà alle cure le giornate di fermo potrebbero anche aumentare. L'addetta al triage e il conducente dell'ambulanza coinvolti loro malgrado nella zuffa, invece, non hanno riportato ferite ma questo non significa che non abbiano subito ripercussioni: tempestati da una raffica di insulti e di sputi, sono solo gli ultimi di una lunga lista di sanitari costretti a fronteggiare l'aggressività dei loro pazienti, con il carico psicologico che questo comporta. FERITO E UBRIACO Le due settimane di prognosi con cui ha lasciato l'ospedale il ragazzo, invece, sono l'esito della rissa che l'aveva fatto finire davanti ai medici: il giovane classe 2007 si era presentato ancora visibilmente ubriaco e con il naso rotto, rimediato durante una scazzottata in un locale non troppo distante. Nessun precedente psichiatrico, in compenso il 19enne era già noto alle forze dell'ordine. «Inquieta che a pesare sugli operatori sanitari sia stato lo strascico di una violenza nata all'esterno ha commentato domenica il direttore generale dell'Ulss 3 Massimo Zuin I luoghi dell'emergenza dovrebbero essere porti franchi, liberi dall'aggressività di notti fuori controllo e di contesti al limite della legalità».REAZIONI POLITICHE La vicenda ha riacceso il dibattito sulla sicurezza in ambito sanitario: «Negli ultimi anni abbiamo dovuto condannare più volte episodi simili ha ricordato il governatore Alberto Stefani Per questo abbiamo scelto di destinare oltre 60 milioni di euro alle indennità per il personale dell'emergenza-urgenza, una misura che coinvolgerà circa 3.200 lavoratori del sistema sanitario regionale». Per il segretario nazionale Udc Antonio De Poli, intervenuto sul caso, «la soluzione non può essere limitata alle norme: c'è una questione culturale che va affrontata, c'è bisogno di una campagna di prevenzione e di sensibilizzazione per tutelare chi lavora in corsia». La consigliera regionale del Pd Monica Sambo, invece, ha rimarcato la necessità di «un piano straordinario di assunzioni per rafforzare gli organici nei servizi fondamentali legati alla salute»






