A fine giugno WhatsApp ha annunciato ufficialmente la prenotazione degli username: gli utenti possono ora riservare un proprio nome utente, a cui collegare il proprio account. Funziona più o meno come nella maggior parte dei social network: ogni persona può essere identificata (e quindi ritrovata) attraverso quel nome. Nelle intenzioni, questo dovrebbe rendere i contatti più semplici, di fatto proteggendo i numeri di telefono (che resteranno però indispensabili per iscriversi a WhatsApp, e saranno mostrati a chi già li conosce, come avviene adesso).
La novità sta già facendo discutere esperti e regolatori: c’è chi teme che la scelta di un username equivoco potrebbe generare tentativi di frode. In effetti, è una tecnica già utilizzata con account email mascherati ad esempio da veri servizi clienti, o nomi fasulli scelti sui social network per dare credibilità ai malintenzionati.
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Spostare questo rischio su WhatsApp non è neutro, perché si potrebbe “inquinare” una piattaforma molto pervasiva, utilizzata anche da persone più fragili o meno avvezze alla tecnologia. I tentativi di frode agli anziani sono un problema noto, così come è nota la tendenza a giustificare la propria credibilità per acquisire la fiducia della vittima. Attraverso il cosiddetto spoofing (letteralmente: falsificazione dell’identità), i truffatori utilizzano già oggi la tecnologia per camuffare il proprio numero di telefono, facendo apparire una telefonata come se provenisse da altri numeri (per esempio quello di una banca o della stazione locale dei carabinieri). E se la scelta di un soprannome su Whatsapp rendesse tutto più facile?







