Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl vetro resiste. In uno scenario geopolitico sempre più incerto e con un quadro economico caratterizzato dall’aumento dei dazi americani, per l’industria italiana del settore il 2025 si è chiuso con risultati positivi. Lo scorso anno la produzione totale del vetro (cavo, piano, filati e tableware) ha superato i 5,5 milioni di tonnellate, con un fatturato complessivo di circa 9 miliardi di euro. Sono i dati dell’industria italiana del vetro presentati in occasione dell’assemblea generale di Assovetro, che pochi giorni fa ha eletto come nuovo presidente Vitaliano Torno, manager con quasi quarant’anni di esperienza nel mondo del vetro a livello nazionale e internazionale. Per i contenitori in vetro (bottiglie, vasetti e fiale) la produzione è stata di oltre 4,5 milioni di tonnellate, più 4% rispetto al 2025, ed è stata trainata dalla produzione di bottiglie, in crescita del 5,8% rispetto al 2024. La bilancia commerciale è risultata in attivo, con un incremento delle esportazioni e una diminuzione delle importazioni per tutti i settori: vetro piano +19,3%, vetro cavo +8% e boom di export per le bottiglie (+ 23,8%). Positivi anche i dati ambientali: il tasso di riciclo del vetro continua a crescere, è arrivato all’82%. Resta però ancora complessa la situazione del vetro piano a causa della crisi dell’automotive, con un calo di produzione di oltre il 3%. «Il settore della produzione del vetro in Italia ha dimostrato una solidità maggiore rispetto ad altri paesi europei, sorretta da una maggiore competitività», ha spiegato Torno. «Questo dev’essere di stimolo a mantenere la posizione e a migliorare continuamente i nostri prodotti e i nostri processi. Le sfide che ci attendono sono significative e impegnative, soprattutto perché la manifattura italiana dovrà scontare condizioni di contesto non competitive rispetto a energia ed esposizione ai commerci internazionali che ci devono assolutamente trovare pronti». «Il 2025 ha visto risultati positivi per l’industria nazionale, che dimostrano la solidità di una manifattura diventata la prima in Europa per capacità produttiva e che ha scommesso su nuovi impianti, mentre l’Europa li riduceva», ha sottolineato il presidente uscente di Assovetro, Marco Ravasi. «Ci troviamo però di fronte a sfide industriali, ambientali e strategiche del settore complesse e nella prima metà del 2026 emergono segnali non rassicuranti: il conflitto nel Golfo Persico ha causato il rialzo dei prezzi di petrolio e gas. Di conseguenza, i costi energetici, la materia prima della nostra industria, sono tornati a salire a livelli tra i più alti degli ultimi anni, mettendo in pericolo competitività e transizione energetica».