Angelo Pittro è direttore di Lonely Planet Italia e di UlisseFest, Festa del viaggio di Lonely Planet, giunto alla sua IX edizione, con L’Espresso Media Partner.Filo conduttore dei tanti eventi, che vedranno protagonisti viaggiatori, scrittori, blogger, fotografi, giornalisti e artisti è “Elogio della fuga”.«È una citazione di un saggio di Henri Laborit. Lui usa una bella metafora sul veliero: quando il mare è in tempesta si hanno due possibilità: andare alla deriva o fuggire. Se si è lontani dalla costa, la fuga è spesso l’unica salvezza».Sta dicendo che il nostro mondo è in tempesta?«Lo è. La proposta dell’UlisseFest non è quella di ritirarsi dalla battaglia ma di fuggire dalla gabbia che ci fa credere che non ci siano possibilità».Una proposta ricca, se si guarda il programma.«Tutti ospiti che a vario titolo hanno viaggiato, osservato situazioni particolari molto da vicino. Si va dal viaggio inteso come svago a esperienze di inviati di guerra. L’idea è di mettere via i paraocchi».La nostra è un’epoca segnata da tante crisi, climatica, geopolitica, bellica. Ampliare lo sguardo ci permette di capire quello che accade?«È un passaggio fondamentale. Tanti sono costretti ad avere un’idea del mondo senza averlo conosciuto di prima mano, e questa conoscenza di seconda mano è fonte di pregiudizi. Un problema che riguarda pure i potenti: i presidenti di Paesi importanti spesso esprimono opinioni su temi che non conoscono. Viaggiare, leggere, ascoltare chi viaggia è un vaccino contro la superficialità».Sul viaggio inteso come svago, le chiedo: in un periodo segnato dal cambiamento climatico e l’overtourism, come se ne dovrebbe parlare?«Tra le destinazioni nel programma c’è la Spagna, e al festival verrà presentata una mostra fotografica che racconta la “Spagna al femminile”. Sono stati costruiti itinerari per raccontare una Spagna che frequentiamo poco, offrendo alternative alle mete dove di solito ci si accalca. La risposta alla domanda è: invitare i nostri ospiti a dare attrezzi per andare oltre. L’overtourism riguarda punti specifici, ma la gran parte dei luoghi del pianeta non ne è affetta: è questione di distribuzione. Bisogna lavorare su questo: su destinazioni alternative, sul richiamo di luoghi nuovi»