HomeFirenzeCronacaLa vittima veniva dal Veneto. Nel girone dei trasfertisti. Nomadi con pochi dirittiCornel Teslaru era nella Piana fiorentina da una ventina di giorni e presto sarebbe ripartito. Alle sei del mattino si era già messo in moto per evitare il caldo .La disperazione degli operai del cantiere confinante con quello dove è avvenuta la tragedia (FotoCronache Germogli)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciNomadi dell’edilizia, sempre con la valigia in mano e (molto spesso) una famiglia a casa che li aspetta e tira avanti grazie a quello stipendio. Anche Cornel Teslaru Titi, 48 anni di origini rumene, era un trasfertista. Viveva a San Martino di Lupari, nel Padovano, con la moglie e due figli. Ieri sarebbe stato uno dei suoi ultimi giorni nel cantiere di Sesto Fiorentino. Purtroppo un destino crudele lo ha strappato all’affetto dei suoi familiari.

Cornel era partito con una squadra di lavoratori da Treviso circa 20 giorni fa. Era specializzato nella realizzazione di pavimenti per i capannoni industriali. La sua vita era come quella di tanti trasfertisti: si parte il lunedì mattina alle prime luci del giorno, si torna quando il lavoro è terminato. Questo puo voler dire alcuni giorni, settimane o addirittura mesi. I più fortunati, quando le distanze tra il cantiere e casa non sono così proibitive, riescono a rientrare anche per il weekend. Nel contratto di un trasfertista non è prevista una sede fissa: la prestazione lavorativa si svolge in un’area territoriale variabile o in giro per l’Italia in base alle esigenze aziendali. Secondo i report Cgil, a questi lavoratori spetta una maggiorazione sulla paga (generalmente calcolata come percentuale sulla retribuzione) per compensare il disagio di lavorare lontano dalla sede abituale. Gli stipendi possono quindi variare, in media oscillano tra i 1.500 e i 2mila euro, ai quali possono aggiungere indennità e bonus in base alle caratteristiche della trasferta. Diverso è il trattamento economico se si è alle dipendenze di una piccola impresa o di una strutturata. Nel primo caso, le spese da sostenere di solito sono a carico del lavoratore, nel secondo invece sono a carico della ditta stessa.