Tre anni di procedimenti giudiziari e la conferma definitiva in Cassazione. È il tempo trascorso per la condanna irrevocabile di Francesco Pio Valda per l’omicidio di Francesco Pio Maimone, 18enne di Pianura ucciso a Mergellina il 20 marzo 2023 da un colpo d’arma da fuoco esploso durante una lite a cui era completamente estraneo. Tre anni è il tempo che Concetta Napoletano, madre del giovane, vittima innocente della criminalità, ha aspettato per scrivere una lettera aperta alla famiglia dell’assassino di suo figlio. «Francesco Pio è il nome di due ragazzi, quasi coetanei, ma completamente diversi, viaggiavano su strade opposte e si sono incontrati nel loro ultimo giorno» si legge nella lunga lettera che ripercorre il vissuto processuale ed emotivo di Tina.
Omicidio Maimone, il legale della famiglia: «Ergastolo a Valda vittoria per la giustizia»La famiglia «Ho aspettato la conclusione della vicenda processuale prima di esprimere tutte le mie considerazioni sulla famiglia di Francesco Pio Valda che, alla luce di quanto accaduto, non è una famiglia perché non ha sperimentato l’amore» scrive Tina indicando «l’ergastolo di Pio Valda come il fallimento di quel clan familiare». «Ho appreso sconcertata che la madre di chi ha sparato a mio figlio era stata presa a calci dal marito al settimo mese di gravidanza e, poco dopo la nascita, aveva abbandonato i figli e il marito, boss di camorra che è stato ammazzato nel 2013» si legge nella lettera che fa riferimento anche alla nonna di Pio Valda, in quanto persona che di fatto ha cresciuto il nipote e ora «è in carcere perché lo ha aiutato a nascondere l’arma del delitto».Tina racconta del fratello di Valda «in carcere per tentato omicidio dal 2022 che ci ha detto di aver sollevato un polverone per niente» e si sofferma anche sulla sorella che, negli anni, li ha sempre guardati «con aria di sfida». Tra le domande che come madre si è posta come chiedersi se Valda «fin da piccolo sia stato addestrato a maneggiare armi» Tina punta il dito sulla gravità dell’accaduto: «così giovane era già a capo di una banda che seminava terrore e imponeva con la forza il controllo sul territorio». L'omicidio «Quella sera Francesco Pio Valda è sceso a Mergellina per trascorrere la serata come tanti ragazzi, solo che a differenza di altri giovani lui era già armato e ha sparato più volte ad altezza d’uomo, irritato perché qualcuno aveva sporcato con un drink la sua scarpa nuova» racconta Tina ricordando che uno di quei proiettili ha «distrutto il suo cuore e quello della sua famiglia per sempre». «Le sue scarpe erano già sporche ancora prima di quel drink perché erano macchiate dal luridume del malaffare che avvelena la vita della nostra città» si sfoga la donna che individua in quell’azione apparentemente banale e «stupida»: «una dimostrazione di forza per incutere timore ed esercitare un’azione di sottomissione». Nonostante il dolore straziante, nella lettera emerge chiaramente che «ogni cittadino da solo e le istituzioni da sole, non possono affrontare la battaglia contro il Male che prima di tutto è una battaglia contro la povertà educativa». Omicidio Maimone, niente sconti in Cassazione: ergastolo definitivo per ValdaL'appello Tina che racconta della sua infanzia difficile trascorsa nelle Vele, segnata dall’abbandono del padre ma anche dall’esempio educativo di una madre che «ha fatto sacrifici allevandoci con dei valori» disegna il ritratto di Francesco Pio, suo primogenito «educato, protettivo con tutti e fin da piccolo impegnato per lavorare». Nella lettera oltre ai ringraziamenti al mondo delle istituzioni, alle forze dell’ordine, alla magistratura, al suo avvocato Sergio Pisani, e ai giornalisti, c’è un invito. «Rivolgo un appello agli artisti di questa città, apprezzati in tutto il mondo: prendete davvero a cuore le sorti di Napoli e in ogni ricorrenza, dal palco, levate un grido per smuovere le coscienze contro la violenza e la strage di innocenti».






