«Guarda che ridicoli», un gruppo di ragazzi sulle scalinate di piazza Maidan commenta un video di uno dei cosiddetti “influencer Z” russi, i propagandisti on-line della guerra. Si vede una lunga coda fuori da un benzinaio nella regione di Sumy, in Ucraina nord-orientale, e il testo dice «vedete dov’è che manca davvero la benzina?». Da quando i droni ucraini hanno iniziato a colpire le raffinerie russe, come la scorsa notte, una parte della risposta di Mosca è stata indirizzata contro le stazioni di servizio della controparte. Dalla primavera del 2026, la Russia ha distrutto circa 200 pompe di benzina ucraine, di cui circa 50 solo nel mese di giugno.
Intanto, appena rientrato in Ucraina, Volodymyr Zelensky ha annunciato che nelle ultime ore le sue forze armate hanno colpito tre depositi petroliferi (Stavropol e Tver), una stazione di pompaggio a Ufa (1500 km dal confine) e un terminal a Rostov. Ben 12 petroliere russe, un rimorchiatore e una nave da carico a secco sarebbero state colpite invece nel Mar d’Azov. Il che segna un’ulteriore escalation della guerra del petrolio che Kiev ha iniziato contro Mosca, senza considerare il rischio di catastrofe naturale sempre crescente. Le code ai distributori russi stanno provocando una specie di psicodramma collettivo sui social network: la maggioranza delle persone si sfoga esasperata, qualcuno (pochissimi) difende Putin dicendo che lamentarsi è anti-patriottico e qualcun altro (ancora meno) prova a ribaltare la situazione, pubblicando i video delle code dall’altra parte del fronte.











