Hanno chiesto scusa, hanno invocato il suo perdono. Uno per uno, a partire dal più giovane, che è poi quello che ha sferrato la prima coltellata ponendosi a capo di una sorta di raid organizzato. Tribunale per i minorenni, giudice Clara Paglionico, a chiedere scusa sono i responsabili dell’agguato a colpi di coltellate, schiaffi e pugni nei confronti del calciatore Bruno Petrone.

Un raid a freddo, senza un motivo scatenante. Ricordate? Un episodio di violenza da branco avvenuta tra il 26 e il 27 dicembre in via Sirignano, che oggi è finito al centro di un’udienza in cui si ipotizza l’accusa di tentato omicidio. Era presente in aula la vittima. Bruno Petrone è comparso in aula, cosa abbastanza rara per i processi che vedono imputati i minorenni. Ed è a questo punto che è iniziata la richiesta di perdono. Parla il più giovane, che oggi ha solo 15 anni: “Bruno ho sbagliato, vorrei abbracciarti e ottenere il tuo perdono”. Poi gli altri tre ragazzini, assistiti - tra gli altri - dalla penalista Mariangela Covelli. C’è una prima conseguenza di questo abbraccio: il gup ha concesso il trasferimento dei minorenni - tra cui anche l’accoltellatore - in comunità. Passano dal carcere alla comunità, probabile che a partire dal prossimo settembre potranno anche continuare il proprio percorso di studi. IL NO Una decisione che il gup ha adottato nonostante ci fosse il parere contrario da parte della Procura. Intanto, Bruno Petrone ha ripreso a giocare a calcio. Ha ancora le ferite all’addome per le coltellate rimediate lo scorso dicembre, milita in una squadra di professionisti. Ieri la sua presenza in aula ha consentito un momento abbastanza raro quando si parla di reati gravi legati a sangue, armi e logiche di branco. In aula i minorenni erano assistiti anche dai penalisti Ciro Arino, Domenico Pennacchio, Caterina Amodeo.