“Il Safe non è la difesa europea, ma è un passo nella direzione giusta”, scrivono tredici esponenti delle opposizioni, da Benedetto Della Vedova di + Europa a Grazino Delrio del Pd, firmatari di una lettera-appello al governo Meloni. La richiesta è quella di puntare sul Safe, lo strumento europeo che, attraverso emissione di Eurobond, mette a disposizione degli Stati membri prestiti comuni per rafforzare le capacità di difesa attraverso programmi condivisi tra paesi. Perché, scrivono, “noi siamo favorevoli alla difesa comune europea da decenni, ben prima che diventasse una formula condivisa. Proprio per questo riteniamo un errore contrapporre il Safe alla difesa comune. Lo strumento non realizza quell’obiettivo, ma lo rende più vicino: incentiva gli acquisti congiunti, spinge l’innovazione tecnologica in più settori, rafforza la base industriale europea puntando dove possibile al Buy European, crea interessi comuni e una maggiore interoperabilità tra le forze armate”.

I tredici politici (Lia Quartapelle, Enrico Borghi, Mauro Del Barba, Graziano Delrio, Piero Fassino, Giorgio Gori, Sandro Gozi, Lorenzo Guerini, Marianna Madia, Simona Malpezzi, Ivan Scalfarotto, Filippo Sensi) sono per la costruzione “degli Stati Uniti d’Europa partendo dall’abolizione del diritto di veto nelle decisioni di politica estera e di sicurezza” sono “consapevoli che una nuova architettura istituzionale è tanto necessaria quanto politicamente ancora non a portata di mano. Non è un caso che il governo Meloni, tetragono nella difesa del diritto di veto nella Ue in nome della sovranità nazionale, rinvii continuamente la decisione sul Safe nonostante dal punto di vista della finanza pubblica sarebbe la scelta più favorevole per finanziare nuovi investimenti sulla sicurezza senza senza sottrarre risorse del bilancio pubblico ad altri settori – precisano – Ovvio, sempre di debito pubblico si trarrebbe, ma a condizioni favorevoli, scadenza lunga e nei confronti di un creditore come la Commissione europea: loro non vogliono il Safe come non volevano il Pnrr e sono contrari agli Eurobond, perché sono euroscettici e ostili all’integrazione”.