Da direttore dell’ufficio postale del Nord catapultato nel Cilento a cittadino onorario del borgo che ha contribuito a rendere celebre nel mondo. Sedici anni dopo il successo di «Benvenuti al Sud», Claudio Bisio riceverà sabato la cittadinanza onoraria di Castellabate, il riconoscimento con cui il Comune vuole celebrare il legame nato grazie al film di Luca Miniero che ha trasformato il piccolo centro cilentano in un’icona del turismo cinematografico italiano. Un rapporto rinsaldato anche dal recente ritorno dell'attore sul set di «Bentornati al Sud».
Riceverà le chiavi della città: è emozionato? «Sono davvero molto contento, la notizia mi è arrivata in anteprima più di un anno fa direttamente dal sindaco. Mi trovavo a Roma, dove conducevo una serata in piazza con ben 300 amministratori italiani ed in quel contesto il sindaco Rizzo mi prese in disparte dicendomi che non vedeva l’ora di nominarmi cittadino onorario». Ora Alessandro Siani e Luca Miniero, già cittadini onorari, sul set non potranno più darle del «forestiero»? «Sì, finalmente siamo pari (ride, ndr)». Come ha trovato Castellabate a distanza di tanto tempo? «È cambiata, e, almeno dal mio punto di vista, decisamente in meglio. In questi giorni stiamo girando e come camerini, per esempio, stiamo usando delle stanze che un tempo erano quasi dei ruderi con le pareti in pietra; oggi sono diventati tutti dei B&B bellissimi, moderni. È diventato un piccolo gioiello». Possiamo dire che con «Benvenuti al Sud» avete contribuito a cambiare il destino turistico di Castellabate? «Sì, e mi fa molto piacere. Mi viene in mente quello che mi è accaduto qualche anno fa con “Mediterraneo”, film premio Oscar di Salvatores. Sono tornato sull’isola greca di Kastellorizo dopo tanto tempo e l’ho trovata trasformata dal turismo cinematografico, un po’ “rovinata” rispetto a quell’aspetto selvaggio che aveva prima. Temevo potesse succedere anche qui, ma per fortuna non mi sembra che Castellabate risenta di problemi come l’overtourism». Com’è il suo rapporto con i cilentani? «Non riesco a pagare una cena, un caffè o un gelato: i cilentani vogliono offrirmi tutto! E mostrarono la stessa generosità anche 17 anni fa, prima ancora che arrivasse tutto questo enorme successo. Sono anche discreti. In questi giorni, quando giriamo per strada, veniamo costantemente avvicinati dalle persone per foto e autografi, ma nove volte su dieci si tratta di turisti». Panorami preferiti? «L’isolotto di Punta Licosa, dove ho fatto anche una nuotata, e poi Punta Tresino, ma in generale tutta Castellabate. Poi ho stretto un rapporto bellissimo con Agropoli, in particolare con la baia di Trentova, con campi da tennis sul mare e un grande maestro, Costabile Montone. Mia moglie è venuta a trovarmi e non voleva più andarsene». Dopo «Uno sbirro in Appennino» ha trovato punti di contatto tra la vita rurale dell'Appennino Tosco-Emiliano e quella del Cilento? «Ci sono tematiche e problemi incredibilmente comuni da Nord a Sud. Girando nell’entroterra del Cilento, ad esempio a Galdo dove ho degli amici, ho ritrovato esattamente la stessa atmosfera orografica e umana di “Uno sbirro in Appennino”». Torniamo indietro nel tempo: 17 anni fa, sul set di «Benvenuti al Sud», avrebbe mai immaginato questo legame con Castellabate? «Assolutamente no. All’epoca sia io che mia moglie nel film, la magistrale Angela Finocchiaro, eravamo pieni di pregiudizi. Il Cilento li ha cancellati tutti». Pregiudizi che ritroveremo in «Bentornati al Sud» o le cose sono cambiate? «Non voglio fare spoiler, per non rovinare bellissime sorprese, ma quei pregiudizi - nel film come nella realtà - sono roba da “boomer”. I nostri figli li hanno ampiamente superati visto che nel sequel i nostri figli sono cresciuti, seguendo una linea cronologica corretta rispetto al tempo passato». Ad Alessandro Siani a Castellabate hanno dedicato un gusto di gelato. A Claudio Bisio hanno dedicato qualcosa? «C’è lo spaghetto alla Bisio! L’ho inventato mentre ero a cena qualche sera fa: è uno spaghetto con fiori di zucca, gambero rosso e un po’ di burrata che si scioglie dentro. Mi viene l’acquolina in bocca solo a parlarne».








