Il cacciatorpediniere lanciamissili di tipo 052D Nanning della Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese (PLA) entra nel porto di Victoria. REUTERS/Tyrone Siu

Il 6 luglio 2026, a Suva, il primo ministro australiano Anthony Albanese e il governo delle Fiji hanno firmato la Ocean of Peace Alliance, il primo trattato di mutua difesa nella storia dell'arcipelago e la quarta alleanza formale dell'Australia dopo quelle con Stati Uniti, Papua Nuova Guinea e il Trattato sulla sicurezza comune con l'Indonesia. Il testo impegna le parti a considerare un attacco armato contro l'una o l'altra nel Pacifico come una minaccia alla pace e alla sicurezza comuni, prevedendo l'obbligo di "agire per fronteggiare il pericolo comune", pur senza l'automatismo di una clausola in stile articolo 5 della NATO: ciascun governo risponderebbe secondo i propri processi costituzionali. Accanto all'intesa di difesa, Canberra e Suva hanno siglato anche la "Vuvale Union", un trattato economico che prevede investimenti australiani per oltre un miliardo di dollari australiani nell'arco di un decennio.Prime Minister Rabuka, what an honour to receive your incredible welcome to Fiji.The Pacific is home. And that’s why this visit matters for Australians.Tackling shared challenges. Creating new opportunities. Together. pic.twitter.com/FquGpulVVB— Anthony Albanese (@AlboMP) July 5, 2026L'accordo con Fiji non è un caso isolato, ma l'ultimo anello di una catena che l'Australia sta costruendo nel Pacifico meridionale dal 2023: prima Tuvalu, poi Nauru nel 2024, quindi Papua Nuova Guinea nel 2025 e ora Fiji. Il disegno è chiaro: impedire che Pechino trovi in una delle isole del Pacifico un punto d'appoggio militare permanente. Per Michael Pezzullo, ex segretario della Difesa ed ex segretario del ministero degli Affari interni australiano, in un'analisi pubblicata su The Strategist, la logica geostrategica è quella di trasformare l'arco arcipelagico che va da Sumatra a Fiji in una barriera strategica attraverso cui qualsiasi avversario dovrebbe transitare per colpire l'Australia: una base cinese in quell'area rappresenterebbe, scrive Pezzullo, uno "sfondamento catastrofico" di quella barriera, paragonabile per gravità a ciò che furono i missili sovietici a Cuba nel 1962 per gli Stati Uniti.