L’AGIC – Associazione Gioco e Intrattenimento in Concessione che raggruppa i più importanti operatori del mercato – ha evidenziato, in un documento presentato oggi a Roma, le problematiche legate alla possibile mancata attuazione della riforma.

Dopo una fase iniziale di gestione centralizzata da parte dell’AAMS (oggi ADM), negli ultimi anni Regioni e Comuni hanno introdotto proprie norme, soprattutto per motivi di tutela della salute pubblica, limitando la localizzazione e gli orari dei punti di gioco. Questa sovrapposizione di regole locali ha creato un sistema disomogeneo che, come evidenziato anche dal Consiglio di Stato, ostacola la programmazione della rete di gioco e l’indizione delle gare per le concessioni retail.

Capita così che, ad esempio, una agenzia di scommesse dell’Emilia Romagna debba trovarsi a 500 metri dai cosiddetti luoghi sensibili (istituti scolastici, strutture sanitarie, ecc), mentre la stessa agenzia nel Lazio debba rispettare una distanza di 250 metri. Ci sono anche regioni dove In la distanza minima varia in base al numero di abitanti del Comune in cui si intende avviare o esercitare l’attività di gioco.

Riordino No

Insomma una normativa a macchia di leopardo che necessita di un riordino per permettere al settore e di conseguenza alle aziende coinvolte, di avere una regolamentazione unitaria e quindi aggiornare una rete che risale agli inizi degli anni 2000. Maurizio Leo, vice ministro del MEF, aveva annunciato che presto il riordino sarebbe andato al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva, in vista della scadenza della Delega Fiscale di fine agosto. Insomma sembrava che il riordino fosse in fase d’arrivo.