Ci sono battute che nascono nell’oscurità di una sala cinematografica e, oltrepassando i confini dello schermo, abbandonano i personaggi per cui sono state scritte e si fissano nel lessico di tutti i giorni. L’American Film Institute (AFI), storica istituzione del cinema statunitense, ha deciso di omaggiare questo fenomeno con la graduatoria ufficiale “AFI’s 100 Years... 100 Movie Quotes”, che raccoglie le perle immortali del grande schermo.

La selezione, definita grazie al voto di oltre 1.500 addetti ai lavori tra registi, interpreti, critici e storici, incorona le dieci frasi più celebri della settima arte: formule divenute proverbiali, capaci in pochi secondi di restituire l’essenza di un intero film.

Al vertice trionfa l’addio più spietato della storia del cinema: «Francamente me ne infischio» (nell’originale: “Frankly, my dear, I don't give a damn”), pronunciato dal glaciale Rhett Butler, interpretato da Clark Gable, a Rossella O’Hara nel capolavoro Via col vento (1939). Una battuta che al tempo sfiorò la censura e che oggi guida l’olimpo delle citazioni.

Il podio è dominato da Marlon Brando. Al secondo posto svetta il celebre codice non scritto della malavita: «Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare», il sussurro di Don Vito Corleone ne Il padrino (1972). Brando occupa anche la terza posizione con l’amaro sfogo del pugile fallito di Fronte del porto (1954): «Potevo diventare un campione. Potevo diventare qualcuno».