Fim, Fiom e Uilm chiedono al governo la convocazione urgente del tavolo sull'ex Ilva e fissano un ultimatum: se entro il 15 luglio non arriverà la convocazione da parte di Palazzo Chigi, le organizzazioni sindacali promuoveranno un’auto-convocazione nazionale di tutti gli stabilimenti del gruppo davanti alla Presidenza del Consiglio.
La richiesta è contenuta in una lettera inviata oggi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. I sindacati definiscono "incomprensibile» il ritardo accumulato rispetto agli impegni assunti durante l’incontro del 5 marzo a Palazzo Chigi, quando era stato assicurato che il confronto sarebbe ripreso entro marzo dopo la verifica sulla solidità finanziaria del fondo Flacks. «A oggi, nonostante i ripetuti solleciti avanzati dalle scriventi Organizzazioni sindacali e le numerose notizie di stampa, non è pervenuta alcuna convocazione né vi è stato alcun momento di confronto», scrivono i segretari generali Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Davide Sperti.
Secondo Fim, Fiom e Uilm, nel frattempo «la situazione dell’ex Ilva si è ulteriormente deteriorata», con migliaia di lavoratori diretti, dell’amministrazione straordinaria e dell’indotto che continuano a vivere «in una condizione di profonda incertezza e insicurezza». I sindacati ritengono "indispensabile» che il governo riapra il confronto, affrontando il piano di decarbonizzazione e le garanzie occupazionali. In assenza di una convocazione entro il 15 luglio, annunciano una mobilitazione nazionale davanti a Palazzo Chigi per sollecitare l'Esecutivo ad assumere le decisioni necessarie.






