Le Ragioni di Israele
Domenico Letizia
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La recente nomina di Amir Badran a vicesindaco di Tel Aviv rappresenta uno spartiacque amministrativo e, soprattutto, una formidabile smentita politica a tutta quella retorica ideologica che, dall’Occidente fino alla pseudo-sinistra italiana, persiste nel dipingere Israele come uno Stato segregazionista o strutturalmente discriminatorio.
La decisione porta ai vertici della seconda città più grande del Paese un arabo israeliano di 54 anni, avvocato e storico esponente di Hadash, la coalizione politica ebraico-araba che da anni si batte per i diritti civili e l’uguaglianza sociale. Badran non è una figura di facciata, ma un leader radicato sul territorio che siede da un decennio nel Consiglio comunale di Tel Aviv e che presiede la sezione locale del suo partito, portando avanti le istanze dei residenti arabi del quartiere storico di Jaffa. La sua ascesa istituzionale giunge in un momento storico carico di tensioni internazionali e attacchi concentrici contro lo Stato ebraico, configurandosi come una risposta pragmatica, democratica e inconfutabile alle accuse di apartheid e razzismo sistemico formulate da “attivisti” e governi stranieri.






