| 8 Luglio 2026 12:01 |

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(Adnkronos) – “Cinquantamila euro lordi l’anno. È questa la cifra che, secondo le rilevazioni Istat e dell’Agenzia delle Entrate citate dagli operatori, finisce nella dichiarazione di un odontoiatra medio italiano. Poca roba, se si considerano gli anni di formazione, il denaro investito e i rischi, clinici e d’impresa, che pesano su un dentista ogni giorno. E c’è un secondo fattore, quasi sempre invisibile a chi si siede sulla poltrona: molti professionisti tengono in piedi gli studi a colpi di finanziamenti e leasing”. Così in una nota Max Calore, Ceo di Dentalead. “Il dentista oggi guadagna all’incirca l’ordine di 50 mila euro l’anno – afferma Calore -. La distanza tra quello che la gente immagina e quello che davvero resta in tasca è enorme. Molti professionisti per accedere a questo stile di vita fanno finanziamenti e leasing. Venticinque anni fa i margini erano un’altra cosa. Poi è arrivata la pressione competitiva, e ha eroso i profitti della maggioranza degli studi indipendenti”. A rovesciare gli equilibri, secondo Calore, “ci ha pensato soprattutto l’arrivo degli operatori strutturati”.

“Oggi c’è la concorrenza delle catene franchising italiane e dell’estero”, fa notare Calore. “Network low cost, gruppi che aggregano più cliniche sotto un unico marchio: il consolidamento del mercato ha ridisegnato le condizioni di lavoro del singolo professionista, che si ritrova a competere con macchine da guerra commerciali. E il settore è frammentato anche dentro le proprie fila, istituzioni e ordini da una parte, una vecchia guardia che guarda alla pensione, una nuova generazione dagli orientamenti incerti e, nel mezzo, una fascia intermedia che arranca”.