Romano, 55 anni, giornalista, politico, leader del Popolo della Famiglia e opinionista: Mario Adinolfi è da oltre trent'anni una figura divisiva del dibattito pubblico italiano. Da questa mattina si trova agli arresti domiciliari - arrestato dai militari del Pef di Maurizio Querqui -, nell'ambito di un'inchiesta per una presunta truffa legata a un sistema di scommesse: accuse sulle quali sarà la magistratura a fare piena luce. Personaggio dalla forte esposizione mediatica, Adinolfi ha costruito la propria immagine pubblica attorno a un cattolicesimo militante e alla difesa della famiglia tradizionale, alternando l'attività politica a quella giornalistica e televisiva. Meno nota al grande pubblico, ma mai nascosta, è la sua passione per il poker, raccontata dallo stesso Adinolfi nel suo blog personale, dove ha descritto l'attività di giocatore professionista, sostenendo di averne ricavato guadagni significativi. Figlio di un attore e dirigente pubblico e di madre australiana, si è laureato in Lettere all'Università La Sapienza di Roma. Muove i primi passi nel giornalismo collaborando con diverse testate cattoliche, tra cui Avvenire, Europa, Il Popolo e La Discussione, oltre che con Radio Vaticana. Giornalista professionista, tra il 1997 e il 2001 lavora al Tg1, per poi dedicarsi alla conduzione e alla scrittura di programmi radiofonici e televisivi. Anche il percorso politico attraversa stagioni molto diverse. Dopo gli inizi nella Democrazia Cristiana, entra nel Partito Popolare Italiano, di cui diventa uno dei più giovani dirigenti nazionali e presidente dei Giovani Popolari. Nel 2001 fonda il movimento Democrazia Diretta e si candida a sindaco di Roma, raccogliendo però un consenso marginale. Tra i promotori del nascente Partito Democratico, nel 2007 partecipa alle primarie per la leadership con la lista Generazione U, ottenendo poco meno di seimila voti ma entrando nell'Assemblea costituente del partito e nella commissione incaricata di redigerne lo statuto. È membro della direzione nazionale del Pd e, alle elezioni del 2008, sfiora l'elezione alla Camera. Il seggio arriverà nel 2012, subentrando a Pietro Tidei, eletto sindaco di Civitavecchia. Il rapporto con il Pd si interrompe però in aperto dissenso con la linea del partito. Dopo aver sostenuto Matteo Renzi nella fase delle primarie, Adinolfi sposta progressivamente il proprio impegno politico su posizioni sempre più identitarie e conservatrici. La svolta arriva nel 2016 con la fondazione del Popolo della Famiglia, formazione ispirata ai principi del cattolicesimo tradizionale e protagonista delle campagne contro le unioni civili, la gestazione per altri e le politiche considerate lesive della famiglia tradizionale. Nonostante la forte visibilità mediatica del leader, il movimento non riesce mai a tradurre la propria presenza nel dibattito pubblico in risultati elettorali significativi. Nel 2022 promuove la coalizione Alternativa per l'Italia insieme a Simone Di Stefano, già esponente di CasaPound, proponendo un programma fortemente critico nei confronti del governo Draghi, del Green Pass e dell'impianto euro-atlantico della politica estera italiana. Anche questa esperienza registra un consenso limitato. Negli ultimi anni Adinolfi ha mantenuto una costante presenza nel confronto pubblico attraverso interventi televisivi, social network e iniziative di piazza. Tra i temi su cui si è maggiormente esposto figurano il sostegno a Israele, la difesa dell'identità cristiana dell'Europa e il contrasto all'immigrazione irregolare.
Mario Adinolfi, dal giornalismo alla politica identitaria: chi è fondatore del Popolo della Famiglia
Mario Adinolfi, dal giornalismo alla politica identitaria: il profilo del fondatore del Popolo della Famiglia










