ANKARA «Rapporti cordiali». Giorgia Meloni si spiega in due parole. Sono quasi le dieci di sera quando la presidente del Consiglio appare nella hall del suo hotel in pieno centro ad Ankara. «Buonasera plotone di esecuzione!» saluta i cronisti allargando un sorriso teso prima di imboccare l'ascensore. Come è andata con Trump? C'è stato un chiarimento? «Rapporti cordiali. Vi ho già risposto».

Resta il gelo Resta il grande freddo con il presidente americano qui a casa di Erdogan dopo settimane di insulti e offese personali riservate da "Donald" alla sua ex amica Giorgia. E se i due tornano a parlarsi è per merito, o per colpa, del cerimoniale di Stato turco che ha deciso di farli sedere insieme al tavolo della cena di gala che ieri ha aperto le danze del summit atlantico. Solo nel tardo pomeriggio la diplomazia turca ufficializza la disposizione finale dei tavoli. E chissà se la premier italiana ha alzato gli occhi al cielo quando ha scoperto di avere un posto d'onore al tavolo "regale" apparecchiato sotto le volte dorate e gli arazzi del Bestepe, il palazzo monumentale di Erdogan.Nove i convitati. La premier prende posto al fianco del segretario generale della Nato Mark Rutte e del premier britannico dimissionario Keir Starmer. Subito dopo ecco Emmanuel Macron che tiene la mano a Brigitte, il signor e la signora Friedrich e Charlotte Merz, Erdogan. Donald Trump chiude il semicerchio.Regala sorrisi tirati, appare in imbarazzo. Scambia un saluto cordiale, freddo quanto basta, con la leader italiana. Che da più di un mese ormai cannoneggia e ha eletto a "bersaglio" preferito. L'ultimo affronto, il meme che ritrae Meloni "adorante" davanti al Tycoon e chiede un "ordine restrittivo" per tenerla a distanza, ha varcato qualsiasi linea rossa della diplomazia.Meloni non ha dimenticato. Ma non vuole dare soddisfazioni al capo della Casa Bianca che pure ad Ankara, accolto sul tappeto rosso da Erdogan e dal picchetto d'onore, torna a picchiare duro. «Mi piace, ma non c'è stata per noi, il nostro rapporto non è così buono». Meloni arriva solo nel pomeriggio inoltrato nella capitale turca. In ritardo di una buona mezz'ora. Colpa di un qui pro quo sulle mappe del corteo diretto all'aeroporto a Ciampino, spiegano dallo staff. Sarà. Di certo il summit turco non è una passeggiata di salute per la timoniera di Palazzo Chigi. «In un summit internazionale si devono mettere da parte i personalismi» è il ragionamento della premier riportato da chi ha avuto modo di preparare con lei l'appuntamento con Trump e gli altri 30 alleati. Sicché Meloni fa il pieno di autocontrollo. Al tavolo della cena di gala - menù rigorosamente all'insegna della tradizione turca, pesce, carne e dolci al miele - ha qualche scambio con il presidente statunitense e gli alleati europei. Macron prova a smorzare i toni, Trump si mostra galante con le first ladies. C'è tempo per affrontare in breve, tra una portata e l'altra, i temi del summit. Si parla di impegni Nato. Che per Trump non sono impegni ma ordini e non bastano mai: vuole di più. Un anno fa aveva chiesto il 5 per cento del Pil impegnato nella Difesa entro il 2035, ora intende accorciare bruscamente quella roadmap. Peccato che sia uno sforzo insostenibile per buona parte delle cancellerie europee. Tocca a Rutte, ieri alla cena e oggi nel chiuso del Consiglio atlantico, mediare e provare a portare il commander in chief a miti consigli. Meloni limita gli scambi con l'ex alleato e amico d'Oltreoceano al minimo indispensabile.La strategia Non ha digerito la gragnuola di insulti e provocazioni che hanno scavato un solco fra i due leader della destra americana e italiana. E tuttavia l'ordine di scuderia ai suoi, in vista del vertice ad Ankara, è di ignorare i colpi del presidente Usa. Troncare e sopire. È la missione laterale affidata ad Antonio Tajani e Guido Crosetto, che nella capitale turca hanno rispettivamente un breve rendez vous con i segretari di Stato e la Difesa Marco Rubio e Pete Hegseth. Disgelo in corso? Presto per dirlo. La temperatura segna ancora gradi sotto allo zero. E non a caso da Palazzo Chigi escludono categoricamente un viaggio, da qui a fine anno, alla Casa Bianca. Per la serie: enough, basta così.