Mario Adinolfi è stato arrestato a Roma dalla Guardia di finanza con l'accusa di truffa ed evasione fiscale. Il giornalista ed ex deputato, fondatore e leader del Popolo della Famiglia, si trova agli arresti domiciliari. La notizia, anticipata da Repubblica, è stata confermata nella mattinata di mercoledì 8 luglio. Al centro dell'inchiesta della procura di Roma c'è la cosiddetta "Scommessa Collettiva", il circuito attraverso il quale Adinolfi avrebbe raccolto negli anni milioni di euro da privati cittadini, prospettando rendimenti legati alle scommesse sportive. Promesse che, per diversi partecipanti, non si sarebbero mai tradotte nella restituzione delle somme versate. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il presunto sistema avrebbe prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro; altri 400 mila euro sarebbero il frutto dell'evasione fiscale contestata dagli investigatori.Cinquantacinque anni, giornalista, ex giocatore di poker professionista e un passato in Parlamento, Adinolfi è da anni uno dei volti più riconoscibili del cattolicesimo ultraconservatore italiano: animatore dei Family Day, nel 2016 ha fondato il Popolo della Famiglia, il partito con cui ha condotto le sue crociate contro unioni civili, matrimonio egualitario, aborto, eutanasia e ddl Zan, difendendo la "famiglia naturale" in libri, talk show e campagne elettorali dai risultati sempre marginali. Fino alla partecipazione all'Isola dei Famosi.La "Scommessa Collettiva" era da tempo sotto i riflettori. Adinolfi la promuoveva apertamente da anni, anche sul proprio profilo Facebook, presentandola come un gruppo di amici scommettitori attivo dalla metà degli anni Duemila: si entrava versando una quota — da alcune migliaia di euro in su — che sarebbe stata restituita nel tempo, maggiorata dai proventi delle giocate gestite dallo stesso Adinolfi. Il caso era esploso mediaticamente una prima volta nel 2023, con un'inchiesta del Cerbero Podcast, e poi nell'autunno 2025 con una serie di servizi delle Iene: davanti alle telecamere di Italia 1 diversi partecipanti avevano raccontato di non essere più riusciti a recuperare le somme affidate, in alcuni casi decine di migliaia di euro. Adinolfi aveva sempre respinto ogni addebito, parlando di ricostruzioni infondate e annunciando azioni legali contro la trasmissione.