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Un'operazione coordinata su scala nazionale contro lo sfruttamento sessuale dei minori in rete ha portato all'arresto di sette persone e all'iscrizione nel registro degli indagati di altre ventitré, per un totale di trenta soggetti coinvolti. A dirigere le indagini è stata la Procura distrettuale di Catania, che ha messo in campo il Centro operativo per la sicurezza cibernetica della città etnea in collaborazione con il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo), struttura di riferimento a livello nazionale per questo tipo di reati.

Gli arrestati devono rispondere di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico in quantità ingente. Cinque di loro vivono in provincia di Catania, mentre gli altri due risiedono rispettivamente nel Frosinate e nel Potentino. Per tutti si tratta di provvedimenti restrittivi disposti nell'ambito di un'inchiesta che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, coinvolgerebbe una rete ben più ampia di persone.

Il dato che emerge con maggiore evidenza dall'operazione è la sua estensione geografica. Le persone finite sotto indagine risultano infatti residenti in diciassette città diverse, distribuite lungo l'intera Penisola: le perquisizioni, personali e informatiche, sono scattate contemporaneamente a Bari, Bolzano, Brescia, Catania, Caserta, Catanzaro, Enna, Frosinone, Lodi, Milano, Nuoro, Pescara, Potenza, Rimini, Torino, Venezia e Verona.