Mentre la Regione indicava nei decreti un quantitativo massimo giornaliero di rifiuti da conferire a Timpazzo, alla discarica di Gela i Comuni della Srr 4 ne conferivano di più. Si è andati avanti così fino a che non è scoppiata l’inchiesta della Dda nissena “Pi greco”. Considerando i quantitativi contenuti nei decreti regionali, i cancelli di Timpazzo venivano aperti anche per i rifiuti di altri Comuni siciliani fuori dall’ambito della Srr 4 in particolare del Nord nisseno, del Catanese e dell’Agrigentino per la quota residua fino alla massima capienza giornaliera che l’unica vasca in esercizio poteva accogliere. Il commissario nominato dal Gip per guidare la Impianti, società in house dei Comuni della Srr posta sotto sequestro, ha agito attenendosi ai quantitativi indicati nei decreti regionali. Così è scoppiata la patata bollente. I sindaci dei Comuni d’ambito (Gela, Butera, Niscemi, Mazzarino, Delia, Riesi, Sommatino e Piazza Armerina), nel loro primo incontro con il commissario Marco Valenza si sono resi conto che i conti non tornavano. Che tra le carte e la realtà c’era un buco di circa 50 tonnellate giornaliere di rifiuti in più. Dieci nella sola Gela. E questi rifiuti ora dove li metto? – si è chiesto ogni sindaco presente all’incontro. La reazione è stata immediata e quasi naturale: prima si soddisfano le reali esigenze dei padroni di casa, poi di tutti gli altri. In altri termini: la priorità di conferimento dei rifiuti è dei Comuni d’ambito, poi, se c’è spazio, entrano i rifiuti di tutti gli altri Comuni siciliani. Ed è quello che è stato detto in video conferenza al dirigente regionale dei rifiuti.
I conti non tornano, dietro l'angolo una guerra siciliana sui rifiuti tra Comuni padroni di casa e ospiti
Tra limiti regionali di conferimento applicati alla lettera e numeri reali che raccontano tutt’altro, la discarica di Timpazzo si ritrova al centro di uno squilibrio che scotta. La denuncia del sindaco di Gela
483 words~2 min read



