HomeEconomiaAI Act e imprese italiane in ritardo: meno del 20% ha avviato la formazione obbligatoriaL'obbligo di formare il personale è già operativo dal febbraio 2025, e con il 2 agosto si avvicina la fase dei controlliAi ActRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciMilano, 7 luglio 2026 – Il 2 agosto entra in vigore gran parte dei regolamenti dell’AI Act, prima legge al mondo dedicata all’IA, voluta dall’Unione Europea. Tra i suoi obiettivi c’è quello di garantire un livello adeguato di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale ai dipendenti di qualunque azienda che la utilizzi, un obbligo, quello di formazione, già in vigore dal 2 febbraio 2025. Tramite la formazione, il personale deve essere in grado di riconoscere i dati sensibili da non inserire nei sistemi di AI, di verificare le risposte ottenute, specialmente quando trattano temi rilevanti, e di non delegare completamente le decisioni aziendali. L’obiettivo è arginare il fenomeno dello “shadow AI” che, secondo i dati, tocca il 27% dei dipendenti: lavoratori che hanno adottato strumenti AI senza approvazione aziendale, esponendo l’impresa a fughe di dati.
I dati dell'analisi di Aidapt
Secondo l’analisi di Aidapt, il 65% delle imprese non ha ancora fornito alcuna direttiva ai propri dipendenti sull’uso dell’AI e meno del 20% ha avviato un percorso di alfabetizzazione su queste tecnologie. Il risultato è che una buona fetta delle aziende italiane non è ancora conforme ai requisiti dell'AI Act. Il regolamento prevede sanzioni fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo per le violazioni più gravi, con importi proporzionalmente ridotti per PMI e startup; per gli altri inadempimenti le soglie sono inferiori. Il vero rischio quotidiano, però, non è tanto la multa quanto la diffusione di dati riservati e le conseguenze legali che ne derivano.
