Scrivere la mappa genetica dell’olivo per trovare la resistenza al batterio della Xylella. E’ uno dei progetti presentato al convegno di Confagricoltura per fare il punto sulla ricerca contro l’emergenza fitosanitaria. Coordinato da Maria Saponari del Cnr- Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante di Bari «Omibreed» ha caratterizzato geneticamente oltre 2.600 genotipi di olivo, geneticamente, identificando 1.500 profili molecolari unici. Un patrimonio che i ricercatori hanno trasformato in una piattaforma genomica capace di analizzare più di un milione di varianti genetiche. Ma la vera sfida è stata quella di sottoporre a stress le piante.
Circa 200 cultivar sono state esposte al batterio, permettendo di individuare nuove potenziali fonti di resistenza e di comprendere i meccanismi molecolari che si attivano in risposta all’infezione. Sono stati inoltre ottenuti i primi risultati sulla resistenza al freddo, avviate attività di miglioramento genetico estese anche al mandorlo; un lavoro che getta le basi per una nuova generazione di piante resilienti, capaci di convivere con il patogeno senza soccombere.
E’ del Crea, invece, 'Novixgen', il progetto incentrato sul biocontrollo per proteggere olivo e vite sotto la guida di Elena Santilli del Centro Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Rende. Sono stati selezionati oltre 200 genotipi, ampliando la base genetica per il miglioramento varietale. Le analisi hanno portato all’identificazione di marcatori e, soprattutto, di un locus genetico associato alla resistenza. Sul fronte del breeding, le attività hanno prodotto nuovi genotipi di olivo e, per la prima volta in Italia, piante di vite portatrici del locus di resistenza. Il progetto ha individuato anche microrganismi antagonisti di Xylella e sviluppato un consorzio microbico capace di ridurre i sintomi della malattia. Dall’Università della Tuscia (Vt), infine, è il progetto 'Ancosix' volto a sviluppare strategie innovative per il controllo di Xylella, utilizzando nanotecnologie, peptidi antimicrobici e batteriofagi. Le formulazioni più promettenti, sviluppate con nanovettori innovativi, si sono dimostrate biocompatibili e sono attualmente in fase di sperimentazione in campo.






