Hanno superato quota 100mila le morti in Myanmar dovute al conflitto in corso.

Una cifra “pesante”, quella dell’osservatorio globale indipendente Acled (Armed Conflict Location & Event Data) che conferma – anche in mancanza di dati ufficiali o verificabili sul terreno – la durezza di una guerra civile esplosa dopo il colpo di stato militare del primo febbraio 2021.

Per cercare di piegare la ribellione, la repressione ha trovato nel tempo modalità sempre più cruente e diversificate, da sporadici omicidi mirati a Yangon ai raid aerei quotidiani sui villaggi e altri obiettivi civili.

Dura anche la risposta armata e da tempo coordinata tra reparti del Governo di unità nazionale (in clandestinità), Forze di difesa popolare e milizie etniche.

Queste ultime che, in buona parte, già prima e per oltre mezzo secolo avevano conteso alla dittatura militare il controllo sull’intero paese.