Era ancora agonizzante quando le fu messa una busta intorno al capo e legata ben stretta. La dottoressa D’Aniello, medico legale che effettuò l’autopsia su Assunta Sgarbini, è stata sentita ieri davanti ai giudici della Corte di assise di Salerno (presidente Mancini, a latere Serretiello) dove si sta celebrando il processo a carico di Christian Persico accusato dell’omicidio della convivente. In sede autoptica sul corpo della donna furono riscontrate una serie di lesioni ed ecchimosi e la rottura della cartilagine tiroidea dovuta alla compressione delle mani dell’assassino sul collo della vittima: il 37enne di Montecorvino Rovella, infatti, è accusato di aver ucciso - il 23 agosto dello scorso anno - la donna aggredendola all’interno dell’abitazione in cui la coppia conviveva e secondo la ricostruzione degli inquirenti, sulla scorta delle indagini svolte dai carabinieri e degli accertamenti tecnici, il Persico avrebbe sferrato un forte colpo sulla cartilagine della tiroide provocandone la rottura e il conseguente collasso cardiorespiratorio e mentre la vittima era in agonia le fu avvolto il capo con un sacchetto di cellophane chiuso intorno alla testa con il nastro adesivo.

All’imputato (difeso dall’avvocato Michele Gallo) la pubblica accusa ha contestato anche le aggravanti di aver commesso il fatto contro una persona a lui legata da una relazione affettiva e la premeditazione essendosi procurato - alcuni giorni prima - il nastro adesivo per soffocare la vittima (il movente sarebbe il presunto tradimento della compagna) e di aver seviziato la donna per cagionarne la morte, avvolgendole la testa in un sacchetto in modo che la povera Assunta respirasse l’aria espirata dai polmoni (una morte lenta ed atroce, come scritto dal pm Morris Saba nella citazione diretta a giudizio).Giovane falco viene salvato a Sant'Arsenio: affidato alle cure del Cras di NapoliA costituirsi parti civili nel processo, i tre figli della vittima (avuti da una precedente relazione sentimentale); il padre, il fratello e la sorella della vittima (difesi dagli avvocati Paolo Toscano e Giovanni Grattacaso) oltre le legali rappresentanti di due associazioni contro la violenza sulle donne. L’omicidio della 47enne avvenne al culmine di un violento litigio (la vittima aveva deciso di troncare la relazione) nell’abitazione di Montecorvino Rovella dove i due convivevano da qualche anno e subito dopo la mortale aggressione (i figli della donna in quel momento non erano presenti in casa), Persico si allontanò, ma rintracciato ed arrestato dai carabinieri dopo ore di ricerche. Dopo l’omicidio, Persico si recò a casa dei genitori dove lasciò una lettera di scuse (ho fatto una cavolata) accennando di volersi suicidare per poi fuggire anche da qui e vagare per ore prima di essere catturato.