di
Paolo Tomaselli
Haaland, dopo aver eliminato il Brasile domenica: «Fatico a trovare le parole, non avevo mai vissuto qualcosa del genere». Ora la Norvegia sogna contro l'Inghilterra
DAL NOSTRO INVIATOEAST RUTHERFORD — Al cospetto di Erling Braut Haaland ti senti disorientato un po’ come i difensori del Brasile: è alto, grosso, un po’ curvo, quasi distratto, poi improvvisamente si accende e non capisci mai cosa sta per escogitare. Non ti accorgi nemmeno se ci è o ci fa: ironico ma spietato, emozionato ma rilassato, il ragazzo che fatto piangere il Brasile il 5 luglio, stessa data di un certo Paolo Rossi 44 anni fa, è la testimonianza più evidente e anche più bella della differenza enorme che c’è tra il calcio dei club e quello delle Nazionali. Che tocca corde diverse, in campo e fuori.
Haaland, che cosa significa la vittoria contro il Brasile?«Significa tutto, davvero. Sinceramente non me l’aspettavo. E fatico a trovare le parole giuste, perché basta guardare le strade della Norvegia in festa. Ho 25 anni e non ho mai vissuto qualcosa del genere: erano 28 anni che non partecipavamo a un Mondiale. In un certo senso vorrei essere a Oslo in questo momento a festeggiare con tutta la gente, è una cosa semplicemente irreale. Ogni tanto devo darmi un pizzicotto sul braccio per rendermi conto che è vero... perché è qualcosa di enorme. E credo che questo cambierà molte cose in Norvegia».










