«Sa come è andata con Trump? Gli ho detto: devi scegliere me come ambasciatore in Italia. Io porto dentro i geni siciliani della mia famiglia. E lui ha risposto: certo. Poteva anche dire di no ma Trump è fatto così... e questo è divertente».Tilman Joseph Fertitta ride mentre racconta l'ultimo capitolo di una storia che è un continuo ritorno alle origini, una sequenza di incroci della vita che dagli Stati Uniti lo riportano ciclicamente dove le vicende della sua famiglia sono iniziate.Ambasciatore statunitense in Italia dal 2025, Fertitta è tornato nei giorni scorsi per ricevere dal sindaco di Cefalù Salvatore Tumminello e dal vescovo Giuseppe Marciante l’albero genealogico della sua famiglia, ricostruito fino al 1566. Il bisnonno era un pescatore partito, appena quattordicenne, nel 1897, dal piccolo paese sul mare e approdato inizialmente a New Orleans. Da questa scintilla parte il racconto dell’ambasciatore, che ha un filo conduttore: legare il coraggio di chi è emigrato alla reale possibilità di in seguire il sogno americano.«Sono a favore dell'emigrazione, ma chi arriva in un Paese deve abbracciare la cultura del luogo in cui viene ospitato», ripeterà più volte guardando il monte Pellegrino dal ponte del suo yacht ormeggiato nel porto di Palermo.È la prima volta che visita Cefalù?
L'intervista all'ambasciatore Usa Fertitta: «Credo nell’emigrazione ma l’integrazione dev’essere piena»
«Sa come è andata con Trump? Gli ho detto: devi scegliere me come ambasciatore in Italia. Io porto dentro i geni siciliani della mia famiglia. E lui ha risposto:...












