Genova – «Quel ragazzo ha provato a disarmare i carabinieri? Io non l’ho visto. Ho sentito quattro colpi di taser, l’ultimo lo ha preso alla schiena quando era già sdraiato a terra». A dirlo oggi, lunedì 6 giugno, è stato uno dei due testimoni ascoltati in tribunale nell’ambito di un incidente probatorio fissato davanti al giudice per le indagini preliminari Giorgio Morando. Due uomini che hanno assistito a tutte o a una parte delle fasi dell’intervento dei carabinieri lo scorso 17 agosto al civico 4 di via Enrico Mattei a Manesseno, nel Comune di Sant’Olcese. Dove due dei quattro militari giunti sul luogo avevano colpito con i loro taser, le pistole elettriche, Elton Bani. Operaio di 41 anni, deceduto, come ha stabilito il medico legale, a causa di un «collasso cardio-circolatorio acuto» causato dalla «stimolazione elettrica ripetuta» provocata dai due taser e dalla concomitante «intossicazione acuta da cocaina». L’uomo era stato colpito mentre dava in escandescenza, ma disarmato. E a chiedere l’intervento delle forze di polizia erano stati i volontari dell’ambulanza inviati a Manesseno per accompagnare in ospedale Bani. Dopo che questo era stato visto aggirarsi a piedi e in auto in stato di agitazione davanti alla palazzina teatro della tragedia. Due militari sono indagati per omicidio colposo. E, assieme agli altri due carabinieri che erano con loro, falsità ideologica e materiale commesse dal pubblico ufficiale in atti pubblici. A difenderli sono gli avvocati Mario Iavicoli e Giulia Liberti. Mentre ad assistere il fratello di Bani è il legale Cristiano Mancuso. Se i due testimoni non hanno confermato il tentativo della vittima di disarmare i carabinieri, non sarebbe del tutto chiara quale fosse l’effettiva condizione dell’uomo. Se fosse aggressivo verbalmente o anche fisicamente, come sostenuto dagli indagati. Secondo uno dei due testimoni, era stata chiamata l’ambulanza proprio perché Bani aveva bisogno di cure. Mentre l’altro ha accusato un carabiniere (non uno dei quattro indagati) di avergli chiesto di testimoniare a favore dei colleghi. Elemento che potrebbe essere approfondito dagli inquirenti, coordinati dalla sostituta procuratrice Paola Calleri.