lunedì 6 luglio 20262' di letturaLa schizofrenia è uno dei disturbi psichiatrici più complessi da comprendere. Colpisce milioni di persone nel mondo e la sua origine è il risultato dell'interazione tra fattori genetici e ambientali. Ora una ricerca pubblicata sulla rivista PNAS aggiunge un nuovo tassello a questo puzzle, individuando un gene che potrebbe contribuire allo sviluppo della malattia in alcuni pazienti. Il protagonista dello studio è INO80D, un gene coinvolto nel cosiddetto rimodellamento della cromatina, il processo con cui il DNA viene organizzato all'interno delle cellule e che permette ai geni di essere attivati o "spenti" nei momenti giusti durante lo sviluppo del cervello. I ricercatori hanno analizzato il caso di un paziente con schizofrenia che non presentava una storia familiare di gravi malattie psichiatriche. Nel suo DNA è stata identificata una rara mutazione comparsa spontaneamente, definita "de novo", cioè non ereditata dai genitori. Questa alterazione riduce la normale funzione del gene INO80D.

Per capire quali effetti producesse la mutazione, gli scienziati hanno utilizzato cellule staminali riprogrammate del paziente, trasformandole in cellule nervose da studiare in laboratorio. Grazie anche alle tecniche di editing genetico CRISPR-Cas9, hanno potuto confrontare i neuroni con la mutazione e quelli in cui il difetto genetico era stato corretto. I risultati sono stati significativi. Le cellule con la mutazione mostravano un'attività alterata di numerosi geni coinvolti nella formazione e nella maturazione dei neuroni. In particolare, risultavano meno attivi diversi geni fondamentali per la neurogenesi, cioè il processo con cui il cervello sviluppa nuove cellule nervose durante la crescita. Un'altra scoperta riguarda il comportamento dei neuroni. Gli esperimenti hanno mostrato che le cellule con una ridotta attività di INO80D erano più eccitabili del normale, cioè trasmettevano impulsi elettrici con maggiore frequenza. Secondo gli autori dello studio, questa ipereccitabilità potrebbe alterare il corretto funzionamento delle reti neuronali, una caratteristica già osservata in altri disturbi del neurosviluppo.