Il concerto di Ultimo, oltre ad essere un grande appuntamento musicale, è anche un grande affare commerciale. Si calcola che l’indotto relativo alla serata che ha riunito a Tor Vergata 250mila spettatori paganti sia di circa 90 milioni di euro. Il 62% degli spettatori arriva da fuori Roma, ovvero circa 155mila persone che hanno speso una cifra che si aggira intorno ai 360 euro a testa di media. L’incasso del concerto, calcolato su una media di 65 euro a biglietto, è pari a 16 milioni di euro. Una notte immaginata, sperata, sognata da dieci anni. E diventata realtà in una calda serata d’estate, di quelle che il ponentino accarezza in un dolce abbraccio. Ultimo si prende Tor Vergata, si prende Roma, “scippando” lo scettro a Vasco e ai suoi 225mila del Modena Park del 2017. Una di quelle sere da ricordare, da incorniciare.
Le canzoni e il pubblico
«Il giorno che aspettavo», come il titolo che ha dato al nuovo album. Lo sa Ultimo, che arriva poco prima del concerto in elicottero, con il suo cappellino e la canotta bianca d’ordinanza. E lo sanno tutti quelli che hanno sfidato il sole, il caldo, le lunghe distanze a piedi, i disagi (le ultime file sono a qualche centinaio di metri dalle prime). L’importante è esserci: il raduno degli ultimi è diventato il raduno dei primi. E quando, con il giorno che sta per lasciare il passo alla notte, il megapalco da 140 metri per 60 di altezza (con 2500 metri quadri di schermo led ad alta risoluzione e sovrastato dalla firma di Ultimo e con una passerella a forma di infinito lunga 30 metri) si illumina, è l’inizio del rito. Gli schermi giganti rimandano le immagini di occhi lucidi, di abbracci stretti, di telefoni pronti ad immortalare il momento da portarsi dietro per tutta la vita. In fondo agli spazi messi a disposizione dall’università di Tor Vergata appare prima la scritta “Beati gli ultimi perché saranno i primi”, e poi Ultimo, con gli stessi occhi lucidi di chi lo aspettava da ore. È visibilmente teso, emozionato, ma basta intonare Pianeti, il primo brano in scaletta, perché la tensione scivoli via, insieme all’inchino che dedica al tappeto di gente davanti a lui.











